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Soprintendenza, decisa la soppressione

Soprintendenza,  decisa la soppressione

TARQUINIA. Il Governo ha deciso per la chiusura dell’ente per i Beni archeologici dell’Etruria Meridionale. Tutto adesso passa alla competenza regionale. Inutili le lettere del sindaco di Tarquinia Mazzola. Intanto il presidente della Provincia Marcello Meroi conferma la disponibilità degli edifici ma avverte: “A Viterbo non venga concessa una succursale”

TARQUINIA – Tutto inutile. Il Governo ha deciso per la chiusura della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Poco resta da fare in difesa degli Etruschi, anche se il ministro Franceschini assicura che nulla cambierà per il museo di Tarquinia e il patrimonio di Vulci, la cui gestione e competenza passeranno in mano alla Soprintendenza regionale del Lazio. Inutile quindi l’ennesimo tentativo del sindaco Mauro Mazzola, che l’altro giorno ha inviato una lettera ai presidenti Giovanni Puglisi e Giacomo Bassi, per chiedere «una forte presa di posizione della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Unesco a favore di Tarquinia e Cerveteri». «È inammissibile che la riforma del MIBACT preveda la scomparsa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e la creazione di venti musei e poli museali senza annoverare nella lista Tarquinia e Cerveteri, già riconosciute patrimonio dell’Unesco», affermava Mazzola. «Chiediamo di ridiscutere la questione e decidere una nuova soluzione che preveda l’istituzione di un polo museale etrusco e il mantenimento della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. – aveva aggiunto  il primo cittadino – Mi appello ai presidenti Puglisi e Bassi, per un loro autorevole intervento a tutela del sito Unesco rappresentato dalle necropoli di Tarquinia e Cerveteri e, di conseguenza, a favore dell’intero, ricchissimo, patrimonio archeologico rappresentato dall’insieme delle emergenze di tutto il comprensorio. La scelta d’ignorare tale realtà, a dieci anni dal riconoscimento Unesco, sarebbe un gravissimo errore». Ma ormai il consiglio dei ministri ha deciso per la soppressione, per buona pace del territorio che incassa un ennesimo schiaffo dal Governo, dopo il taglio ai fondi per la tirrenica. Viterbo, dal canto suo, cerca adesso di salvare il salvabile e si candida per l’apertura di una sede viterbese della Soprintendenza. Il presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi ribadisce infatti la completa disponibilità dell’amministrazione provinciale nel mettere a disposizione una sede per la sovrintendenza e salvaguardare così l’immenso patrimonio etrusco del Viterbese. «L’apertura del ministro Dario Franceschini – afferma il numero uno di Palazzo Gentili – ad una sede viterbese della Sovrintendenza può solo che farci felici, per questo la Provincia ribadisce con fermezza la propria volontà di mettere a disposizione due interi edifici e una torre, per ospitarne gli uffici». «Dopo le dichiarazioni del ministro Franceschini – spiega Meroi – abbiamo appurato che anche questa volta a prevalere sono state le decisioni del Governo, sordo ai richiami a agli appelli del territorio. La sovrintendenza dell’Etruria meridionale è stata così cancellata, ma il ministro ha assicurato che l’attenzione della Sovrintendenza unica regionale nei confronti dell’etruscologia non diminuirà. Noi ce lo auguriamo e ripartiamo dalla speranza che trapela dalle parole dello stesso Franceschini che si è detto possibilista nel concedere a Viterbo se non una sede, una isoletta di competenza». «La Provincia crede fortemente negli Etruschi – continua il presidente – come leva per un rilancio economico del territorio, proprio per questo ribadisce la disponibilità nel mettere a disposizione del Ministero, palazzo degli Alessandri, palazzo Scacciaricci e Torre Scacciaricci, insomma il cuore di Viterbo. Ciò, però, a patto che vengano utilizzati non per una piccola succursale della sovrintendenza, bensì per un soggetto forte, con pieni poteri che possa valorizzare finalmente gli Etruschi e dare nuova linfa al nostro territorio». (a.r.)

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