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Pd, ricomincia la guerra per la segreteria

CIVITAVECCHIA – «Scrivete di quello che non fa il Sindaco, questo dovete scrivere sui vostri giornali, non vi interessate del nostro congresso». Il Partito democratico come un affare privato, questo è stato in grado di dire dal palco il commissario Michela Califano, al termine della Festa dell’Unità. Che nonostante le difese d’ufficio dei vari visitatori di professione delle pagine facebook e  di alcuni giovani più vecchi dei dinosauri che popolano il partito, di unità ne ha espressa veramente poca. A cominciare dai rapporti tra lo zoccolo duro del Pd e Link democratico: non a caso sui social network si è innescata la polemica sul commissariamento del partito, che proprio la Califano domenica sera ha definito superfluo.
E come volevasi dimostrare, nonostante l’innegabile impegno degli organizzatori dell’evento, coordinati da un Enrico Leopardo incaricato da non si sa chi e che già si sente segretario, a cose fatte continua ad emergere l’operazione di facciata: nascondere la polvere dei dissapori sulla scelta del segretario, sotto il tappeto della Festa dell’Unità. Riepiloghiamo le fasi dell’evento. Una giornata con il senatore D’Attorre ospite, servita solo a creare un incidente diplomatico con i socialisti all’atto dell’estromissione di Mario Michele Pascale (invitato quale intervistatore, ndr) per volontà della componente Barbaranelli-Carluccio che continua a promette uscite di scena e sottobanco gestisce ancora il gestibile, curandosi puntualmente di non invadere il terreno dei Tidei. Seconda giornata con l’europarlamentare Bettini che per motivi di salute non è intervenuto. Terza giornata con qualche presenza in più di pubblico, in cui Marietta Tidei ha accolto l’ambasciatrice palestinese Mai Alkaila per parlare della crisi del Medio Oriente. Quarta giornata, conclusiva, dedicata al un gruppo consiliare che si è presentato incompleto all’appuntamento. La gente ha partecipato soprattutto per la curiosità rivolta agli appuntamenti musicali e agli stand, ma nel Pd rifiutano l’idea che si sia trattato di un flop. E come preannunciato, terminato l’evento, il problema del segretario da scegliere (già individuato sottobanco in Leopardo dalle componenti Barbaranelli-Carluccio e Tidei) torna ad infiammare gli animi. Link democratico, al quale non è neppure stata data la parola durante la festa per evitare polemiche,  spara a zero: «Pessimo passaggio di Michela Califano, nell’affermare che questo partito non avesse bisogno del commissariamento».
Con la Califano che replica su facebook: «Se volete fare un caso su questo non mi farò il sangue amaro, ho le spalle larghe».
Proprio un bel clima di festa. Intanto Marietta Tidei e i suoi fedelissimi hanno avviato il toto spia per capire chi offre notizie alla stampa; manca solo la taglia sulla testa del giornalista e l’omicidio della democrazia è compiuto.  L’assurdità è chi ancora tenta di convincere che la strada imboccata sia quella giusta: c’ha messo poco la Califano (vicina alla componente Astorre quindi vicina a Rita Stella, ndr)  a passare da concetti espressi nel direttivo del tipo ‘‘qui il Pd non è ancora nato’’ ad assurdità del tipo ‘‘il partito c’è ed è forte’’. Ora si guarda al congresso, quattro o cinque mesi passano in fretta, ne vedremo delle belle.
 

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