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Cerasa respinge ogni accusa

Cerasa respinge ogni accusa

L'ex presidente del consiglio comunale all'epoca Saladini di fronte al sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice per circa due ore

CIVITAVECCHIA – “Tiziano Cerasa ha fornito, con serenità, tutte le spiegazioni richieste al pubblico ministero e ha respinto le accuse”. Questo quanto hanno confermato gli avvocati Lorenzo Mereu e Giuseppe Di Chirico, al termine delle circa due ore di interrogatorio al quale si è sottoposto, questa mattina, l’ex presidente del consiglio comunale ai tempi della giunta Saladini. Davanti al pm Lorenzo Del Giudice Cerasa si è difeso dall’ultima accusa, che lo vede indagato per favoreggiamento della prostituzione, con gli inquirenti che parlano di incontri a carattere sessuale da parte di alcune sue dipendenti – in una società di servizi di Ladispoli – con politici bypartisan e ad ogni livello, in cambio di favori per l’erogazione di finanziamenti pubblici. Ma Cerasa avrebbe chiarito invece che sono stati alcuni politici a chiedere l’assunzione delle ragazze, loro amanti. Quello che poi facevano fuori l’orario di lavoro non erano affari suoi. «Tutto nasce da una conversazione telefonica, intercettata, nella quale Cerasa – hanno spiegato i due avvocati – dà incarico ad un collaboratore di preparare le buste paga per alcune dipendenti di nazionalità rumena indicate, nella conversazione, come ‘‘amanti dei politici’’. Assumere l’amante di un politico non ha nulla a che vedere con la prostituzione. Le ragazze interrogate non hanno mai dichiarato che Cerasa combinava o favoriva appuntamenti del genere: non c’è quindi alcun atto di indagine che lega Cerasa alla sfera della prostituzione. C’è un ‘interpretazione invece errata di una intercettazione telefonica che oggi è stata chiarita definitvamente». Gli avvocati hanno poi depositato altra documentazione contabile, resoconti di ispettori ministeriali per la questione legata alla malversazione ai danni dello Stato, chiedendo una perizia per la ricostruzione dei movimenti di danaro in entrata ed in uscita «per dimostrare – hanno concluso – che le somme riscosse sono di provenienza lecita e che il loro impiego non costituisce riciclaggio».

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