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Ambulanze fuori uso, l’ospedale ricorre al privato e spende di più

CIVITAVECCHIA – Un mostro chiamato spending review, che come ogni medaglia ha il suo rovescio. Invocarla di fronte agli sprechi della pubblica amministrazione, molto spesso corrisponde all’indecifrabile latinorum che accompagna un esorcismo. La crisi stringe i cittadini in una morsa, la gente non arriva a fine mese e il settore pubblico non può permettersi di buttare soldi. Iniziano allora i tagli, nel tentativo di contenere la spesa, ma cosa succede quando questi tagli vengono praticati in maniera sconsiderata, in settori delicati come quelli della sanità?
Che il risparmio si trasforma in uno spreco. Come ad esempio per l’ospedale San Paolo: non si assumono medici con contratto a tempo indeterminato, si scelgono figure ‘‘provvisorie’’, che a conti fatti costano più dei dipendenti.
Per non parlare del servizio ambulanze: una è fuor iuso, un’altra assegnata al centro mobile di rianimazione è a disposizione per emergenze mirate.
E come vengono trasportati in altri ospedali i pazienti necessitanti della tac, quando al San Paolo l’apparecchio è rotto? Con un’ambulanza privata, di sicuro non gratuita, il cui costo ricade sulla Asl Roma F.
Ci si interroga allora sulla convenienza di procedere con una ricerca del risparmio, applicando tagli a voci come la riparazione o l’acquisto di una nuova ambulanza, oppure l’assunzione di medici in pianta stabile.
Certo, la Regione Lazio ha voce in capitolo per quanto riguarda aspetti di questo tipo, ma una direzione sanitaria funzionante, sicuramente è in grado di far sentire la propria voce e di mettere la politica davanti a scelte da compiere nell’interesse della collettività.

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