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Qualità dell'aria: sforamento di ozono ad Allumiere e Sant'Agostino

Qualità dell'aria: sforamento di ozono ad Allumiere e Sant'Agostino

TARQUINIA. È quanto emerso dal rapporto annuale 2013 presentato  dal presidente del Consorzio per la gestione dell'Osservatorio ambientale, Giovanni Marsili. "In generale gli altri microinquinanti rispettano i criteri di protezione della salute e dell'ambiente, anche se la valutazione cambia in riferimento alla normativa o ai parametri indicati dall'Oms"

TARQUINIA – Nessun allarme particolare. La qualità dell’aria dei comuni di Allumiere, Civitavecchia, Monte Romano, Santa Marinella, Tarquinia e Tolfa rispetta sostanzialmente i criteri di protezione della salute e dell’ambiente dettati dalla normativa (d.lgs 155/2010). Fa eccezione l’ozono (prodotto per effetto della radiazione solare) che, in analogia con oltre il 90% delle stazioni di rilevamento in tutto il territorio nazionale, nelle postazioni di Allumiere e Sant’Agostino (Tarquinia) fa registrare concentrazioni che superano i limiti di legge o sono ad essi molto vicine. Ad Allumiere nel triennio 2011-2013, la postazione ha registrato infatti un numero medio di 28 superamenti l’anno (20 per Sant’Agostino) della concentrazione media su 8 ore di 120ug/m³, eccedendo il limite di 25 superamenti l’anno stabilito dal decreto. E’ questo il dato emerso oggi nel corso della presentazione del Rapporto annuale 2013 sulla qualità dell’ aria illustrato dal presidente del Consorzio per la gestione dell’Osservatorio ambientale, dottor Giovanni Marsili. Consorzio, nato a giugno 2009, in ottemperanza al decreto Via 680/2003 relativo alla riconversione a carbone della centrale elettrica di Civitavecchia, Torre Valdaliga nord. Secondo il Rapporto, le concentrazioni degli altri microinquinanti (ossidi di azoto e di zolfo, materiale particellare pm10 e pm2,5) sono «abbondantemente nei limiti», non raggiungendo quasi mai il 50% dei valori consentiti dalla legge. «Qualora questa situazione fosse confermata dalla rete regionale gestita dall’Arpa Lazio – sostengono dal Consorzio – sarà opportuna l’adozione da parte dell’amministrazione provinciale e regionale di un piano d’azione mirato a ridurre l’inquinamento da ozono». Le cose però cambiano se la valutazione della qualità dell’aria si basa sui valori di riferimento elaborati dall’Organizzazione mondiale della sanità, che per molti inquinanti assume parametri molto più restrittivi di quelli imposti dalla normativa. Così, analizzando i dati da questo punto di vista, adottato dall’Osservatorio ambientale, aumentano le criticità  presenti nel territorio, secondo un andamento che traccia luci e ombre, in funzione dei parametri che si assumono a riferimento. La qualita’ dell’aria, in base ai valori di riferimento per la protezione della salute indicati dall’Oms, rileva sopra i limiti, oltre all’ozono, anche il materiale particellare. In particolare quattro stazioni della rete, secondo i dati dell’Osservatorio, hanno infatti superato, seppure di poco, i riferimenti: si tratta di Fiumaretta, Campo dell’Oro e Faro (Civitavecchia) per il Pm10, e Allumiere per il Pm2,5. Inoltre le concentrazioni medie annuali registrate dalle altre stazioni sono risultate molto vicine ai riferimenti limite. «Prendendo a riferimento il materiale particellare, ruoli non trascurabili possono essere ipotizzati per le attività portuali e per il riscaldamento domestico alimentato con biomasse (legno e pellets) nei siti di Fiumaretta ed Allumiere. Usando come indicatore il biossido di zolfo, contributi all’inquinamento atmosferico possono essere ipotizzati a carico dell’attività portuale e della centrale Tvn nei siti di Faro e Campo dell’Oro. In quest’ultimo sito un ruolo non trascurabile per quanto riguarda il pm10 può essere ipotizzato anche a carico del traffico automobilistico» (a.r.)

IL PROFESSOR NASCETTI: “SERVE UNA VALIDAZIONE INTERNAZIONALE”  – Perplessità sono state sollevate dal professor Giuseppe Nascetti, dell’Università degli studi della Tuscia che, oltre a rilevare l’assenza dei cittadini «presenti al convegno perlopiù addetti ai lavori», ha anche rimarcato la presenza nel Rapporto di considerazioni non sempre attinenti a quelle rilevate dall’Università. Ma non solo. Il professor Nascetti ha anche richiamato alla necessità di una «validazione internazionale» dei dati elaborati dall’Osservatorio ambientale, che certamente darebbero una maggiore forza e scientificità ai dati riportati. Immediata la replica del presidente dell’Osservatio, il dottor Giovanni Marsili: «Ci stiamo muovendo con passi adeguati alla gamba. Un anno fa non presentavamo neanche un Rapporto, né avevamo progetti di ricerca. A breve opereremo con il Cnr, ma abbiamo bisogno di tempo. Quanto ai dati: su alcune analisi dell’Università abbiamo manifestato perplessità tecniche». (a.r.)

MONITORAGGIO SU UNDICI STAZIONI- La rete di monitoraggio della qualità dell’aria gestita dall’Osservatorio è composta da 14 postazioni, delle quali 11 installate negli anni 1980-1981 e tre installate successivamente per monitorare l’inquinamento da traffico veicolare che ad oggi sono utilizzate da Arpa Lazio per i propri fini istituzionali. Nello specifico la rete è costituita da 6 postazioni di misura installate a Civitavecchia e 5 stazioni dislocate sul territorio dei comuni di S. Marinella, Allumiere, Tolfa, Tarquinia e Monte Romano.

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