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Gli Etruschi patrimonio fondamentale nella cultura della Tuscia

VITERBO – Sabato 20 settembre, in occasione della 31esima edizione delle Giornate Europee del Patrimonio, si è concluso il ciclo di conferenze promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e dal Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia.
Un percorso culturale inaugurato lo scorso ottobre, articolato in dodici tappe, nel corso delle quali funzionari della Soprintendenza, docenti e laureati dell’Università della Tuscia , in collaborazione con enti di ricerca italiani e stranieri, hanno illustrato al pubblico le attività archeologiche in corso nel territorio della provincia di Viterbo spaziando, cronologicamente, dalla Preistoria fino al Medioevo.
A concludere gli incontri la conferenza della Dott.ssa Adriana Emiliozzi, dal titolo “La biga di Castro e i carri etruschi da parata”. Già direttore del Museo Civico di Viterbo, Adriana Emiliozzi è attualmente la maggiore studiosa di carri da trasporto in uso nell’Italia antica, ai quali ha dedicato monografie e articoli scientifici a partire dal 1997 quando, con la mostra “Carri da guerra e principi etruschi” tenutasi a Viterbo nella scuderie del Palazzo papale, inaugurò una proficua stagione di ricerca, che ha radicalmente rinnovato le conoscenze sull’argomento.
Con un ricco repertorio illustrativo di carri nell’arte etrusca e di veicoli rinvenuti nei corredi funerari, la studiosa ha illustrato ai presenti le diverse tipologie di veicoli in uso nell’antica Etruria, soffermandosi sulle differenze tecniche e funzionali tra currus (carro veloce di uso maschile, da guerra e da caccia, guidato in piedi) calesse, (carro da passeggio, di destinazione per lo più femminile, su cui si viaggia seduti) e carro da trasporto, spesso presente nei corredi in quanto usato per il trasporto funebre, nonché sull’evoluzione che tali veicoli hanno subito attraverso i secoli, trasformandosi da mezzi di trasporto a esemplari da parata destinati ad esaltare il rango dei proprietari nelle cerimonie della vita come nella tomba.
Particolare attenzione è stata dedicata agli esemplari conservati nel Museo Nazionale di Viterbo, il calesse e il currus di Barbarano Romano e soprattutto la celebre biga di Castro, vero gioiello della categoria, dal cui studio in corso da parte della Dott.ssa Emiliozzi e della Dott.ssa Valeria D’Atri, direttrice del museo, si attendono ulteriori importanti novità.
“Il ciclo di conferenze- spiega Marina Micozzi, docente di Etruscologia presso il Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali- è stato fortemente voluto dal nostro dipartimento e dalla Soprintendenza per l’Etruria Meridionale, al fine di mettere a disposizione di un pubblico più ampio le conoscenze scientifiche elaborate e spesso conservate all’interno delle nostre istituzioni, promuovendo un percorso utile allo sviluppo di un pensiero consapevole del significato culturale del patrimonio archeologico nel nostro territorio. La cornice di riferimento al ciclo di conferenze -prosegue la Micozzi- è stato il museo della Rocca Albornoz, poiché senza dubbio rappresenta il fulcro culturale della città di Viterbo, nonché la testimonianza più prestigiosa in ambito etrusco. Da qui l’idea di concludere il percorso con la biga di Castro, uno dei carri da guerra più importanti e meglio conservati dell’epoca arcaica”.

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