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«Leo sarebbe morto anche in ospedale»

La perizia del consulente tecnico Luigi Cipolloni sulle cause della morte del bimbo di tre anni di Pescia Romana scagionerebbe i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia. Il pm Cotronei ha chiesto l’archiviazione. L’avvocato della famiglia Pier Salvatore Maruccio si oppone: «Casi di questo genere meritano di essere approfonditi» 

La perizia del consulente tecnico Luigi Cipolloni sulle cause della morte del bimbo di tre anni di Pescia Romana scagionerebbe i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia. Il pm Cotronei ha chiesto l’archiviazione. L’avvocato della famiglia Pier Salvatore Maruccio si oppone: «Casi di questo genere meritano di essere approfonditi» 

MONTALTO – Il piccolo Leo sarebbe morto comunque. Anche se fosse stato trattenuto presso l’ospedale di Tarquinia, la sua sopravvivenza non sarebbe stata assicurata. Lo ha stabilito la perizia del consulente tecnico Luigi Cipolloni, incaricato dalla procura di Civitavecchia di fare luce sul decesso del bimbo morto lo scorso 22 marzo dopo essere stato visitato e dimesso dall’ospedale di Tarquinia dove era stato portato dai genitori Valentina e Filippo intorno alle 21,30, per via di una febbre molto alta che sfiorava i quaranta gradi. Il pm Maria Bianca Cotronei, alla luce della perizia tecnica, ha quindi chiesto l’archiviazione del caso che ha gettato nell’angoscia e nel dolore tutta la comunità di Pescia Romana, ma anche di Tarquinia. Quindi secondo il ctu nessun errore ci sarebbe stato nella condotta dei due medici indagati, il responsabile del pronto soccorso, Simone Bosi, e il pediatra di turno, Alberto Falesiedi. Sarà il giudice per le indagini preliminari, quindi, a prendere adesso una decisione sulla delicata vicenda. Il piccolo, nato gemellino, da tempo soffriva di una grave patologia a carico del surrene che lo avrebbe portato alla morte. Intanto però, alla richiesta di archiviazione, si oppone l’avvocato Pier Salvatore Maruccio, difensore della famiglia del piccolo Leo.  «Il pm – ha spiegato il legale – ha chiesto l’archiviazione del caso, rimettendo qualsiasi tipo di valutazione ai contenuti della perizia. Noi abbiamo fatto opposizione e siamo in attesa della nostra consulenza tecnica. La perizia, infatti, basa tutto su quello che viene definito ‘‘l’evento fulminante’’, ossia la meningite batterica, per cui nulla si sarebbe potuto fare anche in caso di ricovero in un’altra struttura. Noi lo contestiamo e non per una ostinazione di parte, ma perché il caso doveva essere approfondito. Secondo quanto si dice, infatti, il medico non avrebbe potuto fare nulla dal momento che la sintomatologia, per come si presentava, lo induceva a non ricoverarlo. Noi riteniamo, invece, che proprio quei sintomi avrebbero dovuto spingere il medico ad una maggiore prudenza e quindi al ricovero. Quando il bambino è giunto al pronto soccorso non stava oggettivamente bene e non poteva essere rimandato a casa. La prudenza avrebbe dovuto indurre il medico a portarlo in una struttura più adeguata, a Belcolle, in cui l’analisi del suo stato di salute avrebbe potuto consentire anche un intervento immediato. Aspettiamo, comunque, che il nostro consulente De Luca, primario della cattedra di medicina legale della Sapienza, ci dia le sue conclusioni e poi provvederemo a depositarle. Casi di questo genere meritano di essere approfonditi». (a.r.)

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