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Viareggio affonda, Civitavecchia naviga a vista

Viareggio affonda, Civitavecchia naviga a vista

COMUNI IN DIFFICOLTÀ. L’orientamento dell’amministrazione espone il Pincio al rischio di default. Grasso (La Svolta): «Se venisse impugnata l’ultima delibera approvata verrebbero a mancare 1,5milioni di entrate previste»

CIVITAVECCHIA – Il default per il Comune di Viareggio è diventato una realtà. Lo confermano le dimissioni del sindaco Betti, di fronte a un buco da 53milioni, oltre ai 187milioni di debiti, praticamente impossibili da ripianare. Betti ora ha venti giorni di tempo per ripensarci, ma la situazione non è certo delle migliori, dal momento in cui la principale fonte dei guai del Comune di Viareggio è rappresentata dalle società partecipate. Il sistema è espoloso e trema anche Civitavecchia, dal momento che le condizioni del Pincio non sono certo ottimali, a cominciare porprio da Hcs e sot. La mannaia della nuova legge di stabilità, che prevede tagli per un terzo a carico degli enti locali per un totale di quasi 3miliardi di euro. L’allentamento dei patti di stabilità dovrebbe, almeno dalla carta, favorire la realizzazione di opere pubblica, ma in realtà le cose stanno in maniera diversa.  Civitavecchia, dove il sindaco Cozzolino a quanto pare avrebbe deciso di fare a meno dei fondi Enel, rischierebbe di fare la stessa fine di Viareggio, a partire dagli esiti dell’atto recentemente approvato dal consiglio comunale, o meglio dalla maggioranza a Cinque Stelle, sui ‘‘canoni patrimoniali concessori non ricognitori’’. E proprio sui fondi Enel interviene Massimiliano Grasso: «Quanto accaduto lunedì in consiglio comunale è paradossale: Cozzolino dice di non voler fare accordi con Enel per non avere corrispettivi da dover dare alla Spa elettrica, come se non bastasse la presenza della centrale, e poi lega mani e piedi il destino della sua amministrazione ad un probabile ricorso della stessa Enel sul canone patrimoniale istituito retroattivamente». Il capogruppo della Svolta spiega che «la possibilità di introdurre nuovi canoni dal primo gennaio 2014 era ammessa per i comuni che al 30 settembre non avessero ancora approvato il bilancio preventivo. Ma non è il nostro caso, quindi il canone può essere istituito, ma dal 2015.
Questo significa che se Enel o chiunque altro dovesse impugnare la delibera e farla annullare, verrebbe a mancare quasi un milione e mezzo di euro di entrate previste, determinando un disavanzo e il successivo commissariamento della gestione dei conti comunali. Mi sembra assurdo, quando quello stesso canone potrebbe costituire uno dei punti dell’accordo con Enel, alla quale oggi viene consentito di «risparmiare» 10 milioni l’anno».
«Infine – conclude Grasso – staremo a vedere chi pagherà questi canoni per l’acqua potabile e come saranno calcolati: il Sindaco ha assicurato che non saranno i privati a pagare, come avverrebbe ad esempio a San Gordiano, ma verba volant, scripta manent: avendo respinto l’emendamento della minoranza che voleva far cancellare le condotte di acqua potabile dal regolamento, varrà quel che è scritto, non quanto è stato solo detto a voce nel dibattito.
Così come per la detrazione dalla Tosap per evitare la duplicazione dei due balzelli, il principio è enunciato nelle premesse del provvedimento, ma nel deliberato si perde traccia di ogni detrazione, come tra qualche giorno rischiano di accorgersi direttamente i destinatari del canone che forse non a caso in fin dei conti in quasi vent’anni ha trovato una applicazione molto limitata in Italia».

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