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Antonini difende la propria opera

CIVITAVECCHIA – “Non voglio aprire alcuna polemica specie con l’amico Toti che ho da sempre stimato, come attento osservatore delle cose del passato. Scrivo solo per precisare alcune cose ai cittadini della città:
1) la scultura oggetto della critica è stata realizzata su richiesta dell’Associazione dei Carabinieri in congedo.
2) Non avevo pensato mai di dovermi confrontare con il Sangallo e con il Forte Michelangelo. Il posizionamento è avvenuto più tardi e la cosa mi ha fatto molto piacere dato che l’autorità portuale stava facendo un lavoro di alto livello in tutto l’ambito portuale.
3) Non ho mai pensato che essa dovesse rappresentare la storia della nostra città, la sua evoluzione e la sue bellezze storiche (fra l’altro molto trascurate e quelle meno storiche molto vilipese ed imbruttite dai vandali nostrani). Questo perché da sempre sono stato convinto che sono altre le cose che possano rappresentarla – non il ricordo di tempi gloriosi passati ma l’impegno costante nel lavoro, nel rispetto, nella cultura che è nell’animo, che dovrebbe essere, di ognuno – tutto ciò non si dimostra con una scultura e tantomeno con una statua di Nettuno o Traiano anche se, forse, più attinente sarebbe stata una effige di Nerone.
4) Il pensiero che mi ha sorretto e guidato nella realizzazione della scultura l’ho indicato nella tabella esplicativa posta a fianco del monumento ma, per i frettolosi e superficiali visitatori, lo ripeto qui.
Siamo ormai nel 2015 e giornali, televisione e tutti gli altri mezzi di comunicazione non fanno altro che indicarci che siamo ad un passo dallo sfacello totale.
Tutte le efferatezze che succedono nel mondo, sono costantemente sotto gli occhi di tutti, è come essere costantemente in una guerra ma, per i bollettini non ci sono più nemici che parlano un’altra lingua né sono di paesi diversi dal nostro ma, è il vicino di casa, o peggio ancora, un parente che si è armato contro di noi. Eccidi mostruosi che sanno di barbarie, odi sociali e religiosi, potere, interessi, crisi delle coscienze, disordine di una società indebolita e che, se non si ribella e reagisce, essa è destinata a soccombere e sarebbe un altro terribile omicidio suicidio.
Questo è il mondo ed il modo in cui viviamo che ho cercato di descrivere nella parte bassa dell’opera. La speranza per un futuro mondo migliore nei comportamenti umani ed anche una diversa attenzione alla situazione, forse tragica del nostro pianeta che si sta avvicinando ad una irreversibile crisi, l’ho riversata tutta su quella fiamma in ceramica che continua a brillare, nonostante tutto.
La mia scultura non voleva essere bella, voleva solo far riflettere su quello a cui va incontro la nostra società, ed essere omaggio a chi ogni giorno lotta e combatte per difendere un ideale di giustizia e pace tra gli uomini. I carabinieri fanno del loro meglio in questo caos. In questo caso ho tralasciato l’amore perché c’è già Papa Francesco che se ne occupa, e che ha già chiesto ad ognuno di noi di fare un piccolo passo incontro agli altri e una piccola cosa per migliorare il mondo, tante piccole cose possono essere fatte, ed insieme possono diventare una grande cosa … auguri Civitavecchia!”.

Alfiero Antonini

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