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Gli nega l’elemosina, lui le sputa in faccia

Gli nega l’elemosina, lui le sputa in faccia

Nigeriano aggredisce una donna civitavecchiese in viale Matteotti: arriva la volante e fugge. Inseguito a piedi dagli agenti viene raggiunto in via Calisse: sferra due pugni in faccia all’agente e si strappa la maglietta fingendo di essere stato aggrerito

CIVITAVECCHIA – Uno dei tanti extracomunitari, di quelli che si incontrano nei pressi della banca o del supermercato, che improvvisamente ha dato di matto. E non c’è da stupirsi: quello che ha fatto nella tarda mattinata, è un qualcosa di cui si sono resi protagonisti in tanti qui a Civitavecchia, anche se le cronache ormai non riportano quasi più fatti di questo tipo; non fanno notizia. La giornata di quest’uomo, un nigeriano, è iniziata come tutte le altre, di fronte al Todis di viale Matteotti, dove frequentemente chiede l’elemosina. Non tutti lasciano la monetina e non sempre gli stranieri accettano di buon grado i no dei passanti, così spesso nascono gli alterchi, le incomprensioni e addirittura le petulanti molestie con tanto di pedinamenti. Questa mattina da quelle parti è passata una ragazza, alla quale il nigeriano protagonista di questa storia ha prontamente chiesto soldi, ma alla risposta negativa della ragazza, l’uomo ha insistito seguendola per qualche metro. All’ennesimo no, parole grosse e addirittura uno sputo all’indirizzo della civitavecchiese, che ha chiamato il 113. La Polizia è arrivata in un attimo e lo straniero, alla vista della volante, è scappato. Uno degli agenti lo ha inseguito a piedi per alcuni minuti, riuscendo a raggiungerlo e a bloccarlo in via Calisse, proprio davanti al supermercato Elite. Ma il nigeriano non si è arreso: ha sferrato due violenti pugni al volto del poliziotto che tentava di fermarlo, poi si è strappato la maglietta che portava, probabilmente nel tentativo di simulare un’aggressione a suo carico. Tutto inutile. Sul posto è sopraggiunto anche l’altro poliziotto che era alla guida della volante e in due sono riusciti a fatica a fermare e ad arrestare lo straniero, sotto gli occhi increduli dei numerosi passanti che hanno salutato la cattura con un applauso. E non sono mancati i commenti: «Sputate a casa vostra, qui siete ospiti» e roba di questo tipo. Un clima tutt’altro che disteso, che mal si sposa con l’arrivo di una nuova ondata di immigrati che l’amministrazione comunale, il Pd, la Prefettura e la Regione vorrebbero che la città di Civitavecchia mandasse giù senza fiatare. Questa volta però, a quanto pare, le cose stanno in maniera diversa: i civitavecchiesi, pur conservando il loro animo proteso al senso di accoglienza e alla solidarietà,  dell’arrivo di altri stranieri alla Caserma De Carolis, non vogliono proprio sentire parlare. Hanno ben chiare le idee sui problemi sociali, sanitari, di ordine e sicurezza pubblica con cui gli addetti ai lavori ogni giorno sono costretti a fare i conti, con tanta fatica e di emergenze indotte nessuno sente il bisogno. E quanto accaduto ieri dovrebbe far riflettere. A scatenare il putiferio non è stato un terrorista, né uno spacciatore incallito, né un criminale della prima ora, ma uno dei tanti stranieri dediti all’accattonaggio, che dovrebbero rappresentare l’integrazione, visti i mesi o gli anni che hanno già trascorso a Civitavecchia. Sarà un problema culturale o un fatto di ideologia, ma aggredite i passanti sputando al loro indirizzo e fare resistenza colpendo i poliziotti, un paese civile non può accettarlo. Nemmeno in un regime di anarchia.

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