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Sigilli ai rubinetti per un errore

Sigilli ai rubinetti per un errore

S. MARINELLA. Acea ha lasciato per due giorni una famiglia senza acqua per un ‘‘insoluto di pagamento’’ sbagliato. Al danno anche la beffa di dover pagare di tasca propria per poter riattivare l’erogazione

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – Quando si è trasferita in città pensando di essere “atterrata” in un pianeta che era a sua misura, una residente in una villetta nel nuovo quartiere di Prato del Mare, si è dovuta ricredere. A darle il benvenuto, infatti, è stata una delle società che gestisce il servizio idrico della Perla del Tirreno e cioè l’Acea. La signora in questione, si è resa conto quanto sia difficile lottare contro queste aziende che dapprima ti invitano a servirti di loro e poi ti tartassano al momento in cui qualcosa non funziona. La sua famiglia, infatti, cinque anni fa ricevette una fattura dell’Acea relativa al periodo in questione in cui avrebbe dovuto versare tre quote da 100 euro ciascuna con rateizzazione di quanto dovuto. «Ho pagato tutti e tre i bollettini alle scadenze previste – racconta la signora – infatti ho conservato ancora le ricevute. Qualche tempo dopo mi sono vista recapitare una lettera di sollecito perché, secondo loro, non avrei pagato la terza rata. Mi sono messa in contatto con l’Acea e mi è stato consigliato di inviare loro un fax con la fotocopia del bollettino pagato. Credevo che tutto fosse a posto, invece quando mi è stata recapitata la fattura successiva, ho notato che sul foglio era riportato che c’era una rata insoluta. Ho di nuovo chiamato e per la seconda volta ho inviato un fax con la fattura allegata alla società. Ancora una volta mi ero illusa che la questione si era sistemata. Invece mi sbagliavo. Nel successivo bollettino mi son vista addebitare addirittura l’intera quota relativa alla prima fattura. Consigliata dalla stessa azienda, ho evaso la parte relativa al consumo trimestrale evitando invece di pagare la vecchia fattura. Così mi sono vista recapitare dall’Acea un avviso di sollecito che intimava che, se non avessi pagato la bolletta entro 10 giorni, mi avrebbero tolto l’acqua. Una mattina mi sono svegliata ed ho trovato i rubinetti a secco. Mio marito ha fatto una verifica al contatore e lo ha trovato sigillato. Fortunatamente un vicino di casa ha provveduto a darmi l’acqua per le necessità giornaliere. Sono stata due giorni senza poter fare una doccia e questo tutto per colpa di una società che, nonostante avessi dimostrato in tutti i modi di essere in regola con i pagamenti, ha avuto l’arroganza di mettere i sigilli al contatore». «Oltre al danno anche la beffa che per riattivare l’erogazione dell’acqua – conclude la signora – dovrò pagare 100 euro perché un dipendente ha dovuto chiuderla ed altri 100 euro per riattivarla. Sinceramente non ho parole. Questa vicenda se non viene risolta subito mi vedrò costretta ad adire a vie legali contro l’Acea».

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