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Da Civitavecchia container diretti in Africa

Da Civitavecchia container diretti in Africa

Maxi inchiesta della Dda di Roma sul traffico illecito di abiti usati. Diversi i sequestri operati dalla Forestale e dalle Dogane nel corso dell'ultimo anno in porto

CIVITAVECCHIA – C’è anche l’ombra di mafia capitale, oltre che della camorra, sull’ultimo scandalo di Roma. Scandalo che si fonda sul traffico illecito di rifiuti speciali, con la vendita in Tunisia degli abiti usati dei cassonetti gialli che dovrebbero invece essere destinati alle cooperative per la gente bisognosa. Finora sono state eseguite 14 misure cautelari a Roma, Napoli e Salerno per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti speciali, in violazione di numerose disposizioni del D.lgs. 152/2006 (Testo Unico dell’Ambiente). Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Roma e dalla polizia provinciale, coordinate dalla direzione distrettuale Antimafia di Roma, sono iniziate due anni fa e hanno documentato la partenza di container da Civitavecchia e Salerno diretti in Africa con oltre 3.000 tonnellate l’anno di indumenti. Dalle indagini sarebbe emerso inoltre che il materiale era provvisto di bolle di accompagnamento false sull’avvenuta igienizzazione e fatturato solo in parte.
Solo nell’ultimo anno, ad esempio, gli uomini del corpo Forestale dello Stato, insieme all’ufficio delle Dogane, hanno sequestrato tre container denunciando dei tunisini per spedizione transfrontaliera di rifiuti, con contestazioni in base al testo unico in materia ambientale. Gli indumenti non erano stati sottoposti alle previste procedure di bonifica e questo li trasformava quindi in rifiuti. In quel caso gli abiti riportavano tra l’altro il marchio della Croce Rossa austriaca, probabilmente raccolti a fini umanitari, ed erano diretti in Tunisia, per essere rivenduti.
Oggi la maxi inchiesta della Dda con gli indagati che, accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e falso, raccoglievano, soprattutto sul territorio di Roma e Latina, il materiale da trattare attraverso una rete di cooperative sociali. Da qui i possibili collegamenti anche con “Mafia Capitale”. Tra i soggetti destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare anche appartenenti agli ambienti della camorra di Portici ed Ercolano.

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