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"Addio ad un uomo di rara intelligenza"

"Addio ad un uomo di rara intelligenza"

di GINO SALADINI

CIVITAVECCHIA – Antonio Larosa, uomo e magistrato, non era una persona comune. Bastava parlarci per qualche minuto per rendersene conto. Era un  uomo di rara intelligenza, che aveva il dono dell’ironia, che sapeva scavarti dentro con uno sguardo acuto, che aveva una strabiliante capacità di comunicare ma che, più di tutto, a differenza di tante altre persone che occupano posizioni molto importanti, non ti faceva pesare il suo ruolo. Perché Antonio Larosa non aveva bisogno di atteggiamenti  e comportamenti autoritari, lui  era  autorevole per natura, anche quando  faceva scivolare scomode verità in una battuta spiritosa o sarcastica.  Un’umanità potente tracimava da quel suo corpo magro, apparentemente fragile, ma che, in realtà, era animato da una straordinaria forza. Tutti coloro che hanno collaborato con lui sono rimasti colpiti dal suo modo di lavorare,  basato su un attento e meticoloso studio dei fascicoli a lui affidati, ma caratterizzato, soprattutto,  da un intuito per le indagini che nessuno può insegnare, perché connaturato, che lo ha portato a risolvere brillantemente casi estremamente complicati, contribuendo in maniera marcata  a rendere la Procura di Civitavecchia, dal 1982 al 2005, una delle più efficaci strutture giudiziarie d’Italia. Ma di Antonio Larosa si deve anche dire che era un punto di riferimento per i cittadini di Civitavecchia, pronto come è sempre stato ad ascoltare tutte le persone che avevano bisogno di un parere tecnico di alto livello o anche, semplicemente, di un consiglio spassionato e intellettualmente onesto. Perché Antonio Larosa era un uomo d’alta moralità, con un senso etico profondo. Perché Antonio Larosa era un uomo buono. Sì, il suo essere nel mondo è stato costellato di episodi di vita  dove la sua bontà è emersa con prepotenza, anche nell’esercizio di un lavoro delicato e complesso come il suo. Perché si può essere Magistrati con la M maiuscola, come lui è stato indiscutibilmente, senza rinunciare  alla capacità  di comprendere le debolezze umane, con azioni capaci non solo di reprimere la criminalità, ma anche di avviare percorsi di educazione e di recupero.  Con lui e grazie a lui, nell’arco di 23 anni, come medico legale ho affrontato e retto l’orrore dei “fattacci” accaduti nella nostra città e nel comprensorio, ma ho anche avuto, ed è questa la cosa più importante, l’onore e il privilegio di essere suo amico, cosa di cui sono fiero e che porterò nel mio cuore per tutta la vita. Per questo oggi sono invaso da un dolore profondo che scaturisce dalla consapevolezza che non potrò più cercarlo nei momenti  in cui mi servirebbe la sua voce per  un consiglio o per una delle sue proverbiali lavate di capo, che tanto mi hanno insegnato, sia come uomo che come professionista. Ma  Antonio Larosa mancherà anche a molte altre persone che stanno leggendo queste mie poche righe, dove l’emozione scardina qualsiasi tentativo di bella scrittura. Penso ad altri che, come me, hanno potuto godere della sua preziosa amicizia, ma, in primo luogo, il mio pensiero va alla moglie e ai suoi due figli, ai quali voglio dire che li abbraccio con lo stesso affetto che Antonio fu capace di dimostrarmi in un momento delicato della mia vita quando lui, con una di quelle sue tempestive telefonate, m’invitò a casa sua per parlarmi e per dirmi, con la schiettezza necessaria, parole che serbo nel cuore come un dono prezioso. Mi mancherai caro Antonio e mancherai a Civitavecchia.

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