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Privilege, i lavoratori pretendono garanzie

CIVITAVECCHIA – Non convincono le dichiarazioni della Privilege Yard che sarebbe pronta, a febbraio, a riprendere le attività all’interno del cantiere consegnando il megayacht P430 concluso a fine anni. E i primi a non essere convinti sono proprio i lavoratori del cantiere, che si appellano ancora una volta alle istituzioni, prima fra tutte l’Autorità Portuale, “l’unica che fino ad ora – hanno spiegato dal comitato di lotta lavoratori Privilege – ha dimostrato profonda comprensione della vicenda e grande senso di responsabilità a fronte della grave crisi occupazionale nella quale ci siamo trovati coinvolti. Occorre pretendere garanzie reali a fronte della concessione di utilizzo dell’area. Attualmente non vi sono presupposti concreti per un nostro ritorno all’interno di un cantiere la cui attuale gestione non fornisce garanzia alcuna né di produttività dell’area né tantomeno di lavoro continuativo; la nostra situazione non ci permette di correre dietro a promesse, proroghe e dilazionamenti vari. Le imprese sono oltre il collasso, noi lavoratori sul lastrico e la grave situazione occupazionale locale non può certo accettare che 22 ettari di aree pregiate del nostro porto continuino ad essere improduttive, si pretenda chiarezza e trasparenza su quanto accade in quel cantiere, su chi sono gli investitori e sulla solidità del progetto. Davanti al dramma sociale che mina le basi stesse della convivenza civile cittadina le istituzioni non possono accettare che la Privilege si barrichi ancora dietro clausole di riservatezza”.
I lavoratori, a conoscenza dell’andamento delle lavorazioni, dei tempi di attuazione delle stesse e delle criticità del natante, non comprendono quali garanzie possa aver fornito Privilege, “alle banche prima e alle istituzioni poi, per ottenere in cambio che qualcuno possa crederle ancora. Ad oggi, infatt – hanno aggiunto – sebbene a conoscenza che la Privilege ha ottenuto un finanziamento di 130 milioni di euro da una società finanziaria che sarà erogato in due tranche (la prima di 30 milioni nella settimana in corso, la rimanente nel prossimo mese), di fatto, però, in triste continuità con il passato, rimangono insoluti gli stessi interrogativi che hanno determinato l’improduttività di ben 22 ettari di aree pregiate dello scalo cittadino nonché la grave crisi occupazionale del quale, nostro malgrado, siamo stati e continuiamo ad essere protagonisti. Non è chiaro infatti se siano state fornite garanzie su chi sia questa società finanziaria che dovrebbe erogare il finanziamento – hanno aggiunto – come si intenda gestire questi soldi, se verranno pagati i debiti accumulati fino ad ora o si pagheranno nuovi fornitori per acquisire il materiale per poter far ripartire i lavori. E questi lavori in cosa consistono? È stato stabilito e fornito il cronoprogramma di ripresa dei lavori delle ditte? Quanti degli operai metalmeccanici precedentemente impiegati verranno richiamati da quest’ultime? Gli altri 8 ordini per costruzione hanno una tempistica di attuazione? Chi sono i committenti? Ed ancora – hanno sottolineato dal comitato – se anche per assurdo si volesse dar credito alle dichiarazioni di Privilege relativamente alla risoluzione dei problemi economici e all’esistenza di ulteriori commesse, restano una serie di interrogativi tecnici che rendono poco plausibile quanto dichiarato dalla stessa. Non comprendiamo, infatti, come sia possibile che le lavorazioni che in cinque anni hanno portato alla conclusione della sola opera metallica, possano essere concluse 12 mesi chiavi in mano, quando la plancia di comando consiste nella sola struttura metallica, non ci sono cavi elettrici per le strumentazioni, alcune saldature ancora non hanno superato i controlli non distruttivi (esame radiografico e magnetoscopico), i motori non sono ancora giunti in cantiere e tantomeno montati, l’allestimento è quasi totalmente da fare, la stuccatura e la verniciatura, che per inciso va fatta a temperatura costante in ambiente protetto, richiede come minimo un anno e mezzo ed infine, e certo non per importanza, che la linea di galleggiamento, causa il peso attuale della nave, sembra sia sott’acqua di 70 cm rispetto al dovuto”.

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