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Tirrenica: la Sat non risponde e il comitato prepara una nuova protesta

Tirrenica: la Sat non risponde e il comitato prepara una nuova protesta

Presidio domenica e ieri per chiedere la data e i tempi di realizzazione del ponte sul fiume Mignone Intanto i cittadini svelano la verità sulle dichiarazioni di Mazzola

TARQUINIA – Sfidando il freddo, i rappresentati del comitato per il diritto alla Mobilità, contrari alla realizzazione dell’autostrada tirrenica, ieri mattina si sono incatenati davanti all’ingresso per la Farnesiana, sull’Aurelia. I cittadini di Tarquinia per due giorni sono tornati in strada per chiedere risposte ufficiali alla Sat, circa la data e i tempi di realizzazione del ponte sul fiume Mignone e della viabilità che manca a Tarquinia. Davanti ad un cordone di forze dell’ordine – Polizia, Carabinieri, Finanza e Digos – un gruppo di tarquiniesi, capitanatati da Marzia Marzoli e Marco Tosoni, hanno srotolato striscioni per chiedere la realizzazione delle complanari perché «Non possiamo più aspettare» e per ribadire che «L’Aurelia è morta. Aveva 2300 anni». Una ennesima richiesta caduta nel vuoto. Nel pomeriggio il Comitato ha sciolto il sit-in senza ricevere alcuna risposta da Sat.  «Visto che non ci sono reali intenzioni di realizzare il ponte e le relative complanari, ci concentriamo per la prossima iniziativa, in occasione della chiusura della strada Melledra Farnesiana». «Solo grazie alla grande mobilitazione che per fortuna non si è mai interrotta – hanno detto in chiusura gli esponenti del Comitato – è stato possibile svelare le false verità che vengono date in pasto alla stampa per rassicurare la cittadinanza con l’intento di demotivare e vanificare i legittimi sforzi e le rivendicazioni della comunità». Tirrenica: la Sat non risponde e il comitato prepara una nuova protesta«Ancora una volta abbiamo ricevuto il silenzio imbarazzante della Sat che dimostra di non saper dare risposte – hanno rimarcato dal Comitato – La notizia apparsa sui giornali nella quale il sindaco si prendeva il merito della realizzazione del ponte, altro non era che una semplice comunicazione del ministero delle Infrastrutture alla Sat in cui si chiedeva di ‘verificare dal punto di vista tecnico la possibilità di anticipare … la realizzazione di alcune sistemazioni della viabilità secondaria … sì da individuare congiuntamente eventuali procedure autorizzative e le relative coperture economiche’. Queste generiche righe rappresenterebbero la grande vittoria del sindaco che ha dato per certa l’imminente realizzazione di un’opera che ancora non possiede né le procedure autorizzative né le relative e ipotetiche coperture economiche». «Ricordiamo al Sindaco – hanno aggiunto i cittadini di Tarquinia – che in fondo Cassandra, da lui citata nel comunicato, alla fine aveva ragione e prevedeva ciò che sarebbe accaduto.  La mobilitazione continua e fin quando non ci sarà una risposta seria e documentata, il Comitato per il diritto alla Mobilità di Tarquinia diffida la Sat dal chiudere la strada Melledra Farnesiana anche perché la viabilità cosiddetta alternativa, descritta superficialmente come un ferro di cavallo, è assolutamente inadeguata e allo stato attuale anche al di sotto dei necessari standard di sicurezza stradale». La giornata ieri è partita con una lettera inviata alla Sat, alla prefettura di Viterbo e alla procura di Civitavecchia e consegnata nelle mani di un agente della Digos con la quale i cittadini chiedevano di conoscere proprio «la data ed i tempi previsti per la realizzazione del ponte e le relative complanari, con relativo crono programma». «Del ponte sostitutivo sul fiume Mignone – hanno infatti detto – nessuna notizia, nonostante le domande incalzanti degli avvocati dei ricorrenti in sede di Consiglio di Stato per avere il crono programma dei lavori del ponte e della viabilità integrativa promessa da Sat nella variante del febbraio 2014, ma diventata incerta viste le sorti incerte dell’opera stessa. Se i ponti fossero fatti di promesse, di carta e di inchiostro, il nostro sindaco ce ne avrebbe già costruiti almeno 4, uno per ogni anno da quando è cominciata questa storia. Purtroppo per fare un ponte ci vogliono dei progetti firmati e con delle date di inizio e fine dei lavori, con un crono programma dettagliato, reso pubblico, per dare il massimo della chiarezza e trasparenza». «La stessa Sat – ha spiegato Marzia Marzoli – ha riconosciuto l’importanza di questa viabilità che non è solo il ponte. Sottratta l’Aurelia, mancano infatti le strade per la viabilità primaria. Il ponte che manca deve infatti collegare, lato mare, tutta la zona che va verso Civitavecchia e verso Tarquinia. La Sat stessa dice di doverlo fare, lo presenta a febbraio 2014, ma poi non dice la cosa più importante, quando. Il ponte è soltanto ciò che di più significativo noi abbiamo sempre cercato di far realizzare, ma di fatto manca una complanare che sostituisce e ricuce il territorio ad una strada millenaria che ci stanno togliendo. Chiunque volesse andare a Montalto di Castro senza l’autostrada non ci può andare. E dunque noi non stiamo parlando solo della Farnesiana, ma questo è un problema di tutto il territorio». «Comprendiamo – ha aggiunto la Marzoli – che Mazzola ha un grosso problema politico: non ha lavorato al momento giusto per questa realizzazione del ponte ed ora si trova comunque in estrema difficoltà. La memoria depositata da Sat presso il Consiglio di Stato, per l’istanza cautelare è molto precisa, dice che chiuderà a giorni e che all’inizio del 2016 l’autostrada è pronta. Se sa queste cose, come mai Sat non parla del ponte?». Agguerrito un residente incatenato, che non accettando la distinzione del sindaco sui «veri residenti della Farnesiana» ha spiegato: «Non è solo un problema dei residenti, ma è un problema di difendere un diritto alla viabilità». Incalzanti poi le parole di Marco Tosoni che ha rappresentato il forte disagio delle aziende agricole della Farnesiana: «Non accettiamo dichiarazioni da chi deve fare politica come il sindaco, che sono anni che ripete le stesse cose. Vogliamo informazioni da fonti ufficiali. Le aziende agricole ad oggi sono quelle che sentono in maniera più grave il problema. Fino a prova contraria una macchina può salire sull’autostrada ma un trattore o una mietitrebbia non possono farlo e quindi sono costretti a fare giri impossibili, e non soltanto per i chilometri in più ma perché sono strade impraticabili per i mazzi agricoli». «Assurdo – ha anche detto un’altra residente incatenata – togliere una strada statale per non dare in cambio niente e per fare dei pezzetti divisi di viabilità alternativa. Dicono di sfruttare la Litoranea, ma questa è diventata ancora più pericolosa».  
Ale.Ro.

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