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Punto nascite: strada in salita

Punto nascite: strada in salita

Quasi impossibile partorire al San Paolo: il reparto attivo solo in orario diurno ed anche con la deroga concessa dalla Regione non si riuscirà a garantire l’H24. Il presidente Zingaretti parla di Civitavecchia come punto di riferimento per la rete perinatale ma dimentica che serve personale. L’unione con Tarquinia può ottimizzare i servizi, ma occorre accelerare. Quintavalle: «Già avviate le riunioni con la dirigenza viterbese»

CIVITAVECCHIA – «Civitavecchia diventa il punto di riferimento per la rete perinatale». Queste le dichiarazioni del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti in città lunedì mattina per l’inaugurazione del rinnovato reparto di Medicina del San Paolo. Ma forse il Governatore dimentica che al momento la situazione della pediatria e del punto nascite è complicata, con l’attività ridotta a 12 ore invece che H24. E questo per mancanza di medici con la conseguente impossibilità di coprire i turni, specie gli orari notturni. Il risultato? A Civitavecchia non si partorisce, le donne in gravidanza preferiscono recarsi in altri ospedali. D’altronde, anche partorendo al San Paolo di giorno, la sera il neonato sarebbe trasferito nell’ospedale più vicino, non avendo copertura notturna. E la strada quindi per diventare punto di eccellenza e di riferimento per l’intero territorio è tutta in salita. Oggi sono in servizio in pratica due pediatri e solo uno potrebbe coprire il turno notturno. Si va avanti con le attività ambulatoriali e i day hospital. È vero che la Regione ha concesso due deroghe, di cui una immediata e l’altra tra qualche mese; ma comunque i tempi della burocrazia sono lunghi. Il medico che dovrebbe infatti arrivare al San Paolo deve comunque ancora attendere il nulla osta da parte dell’ospedale di provenienza. E quindi si potrebbe anche attendere tutto il mese di febbraio per avere in servizio la nuova unità. Questo basterà per risolvere l’attuale situazione di emergenza e tornare ad avere un reparto attivo H24? Assolutamente no. Anzi, neanche con l’altra deroga si potrà tornare a pieno regime. Perché, in teoria, servono almeno sei medici turnisti per poter coprire le 24 ore. Ecco allora che l’unica soluzione è quella di accelerare il processo di unificazione con Tarquinia, indicato proprio dalla Regione. Solo così si avrebbero risorse in numero tale da poter consentire la ripresa piena delle attività, in massima sicurezza. «Abbiamo già partecipato a riunioni della cabina di regia – ha spiegato il direttore generale della Asl RmF Giuseppe Quintavalle – e abbiamo già incontrato la dirigenza aziendale di Viterbo ed i medici di Tarquinia; dalla prossima settimana ci incontreremo con la parte tecnica e di gestione per preparare una proposta di funzionamento che faccia di Civitavecchia il punto di riferimento per le nascite e faccia rimanere Tarquinia attività e funzioni da definire». Nel frattempo si pensa anche alla ristrutturazione del reparto di Ostetricia e Ginecologia: anche questa volta potrebbe essere chiamata ad intervenire la Fondazione Ca.Ri.Civ. 

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