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Monsignor Grillo si racconta tra ricordi belli e drammatici

CIVITAVECCHIA – È un ricordo chiaro, limpido, per niente scalfito dallo scorrere del tempo. Il racconto di quei giorni è ben presente nella mente dell’allora vescovo della Diocesi monsignor Girolamo Grillo. Ma non solo. Perché l’evento della lacrimazione della statuina ha segnato per sempre la vita del Presule. I ricordi non sono sbiaditi, ma anzi la cronaca di quanto accaduto, mista alle emozioni contrastanti provate, sembra risalire alla giornata di ieri per quanto lineare. «Vivo di ricordi belli ma drammatici – ha raccontato monsignor Grillo – in venti anni sono accadute tante cose e oggi ci sono molti ex voto nella chiesetta di Pantano, per ringraziare la Madonna». Monsignor Grillo ricorda quei giorni di febbraio del 1995, quando aveva anche dato disposizione che la statua venisse distrutta. «Non volevo credere ad una cosa del genere – ha proseguito – poi sono accaduti alcuni fatti e soprattutto ci sono state alcune persone che mi hanno fatto “crollare”. Dicevo “come si fa a credere ancora a queste sciocchezze”». Sciocchezze, così le chiamava quando padre Pablo, parroco di Pantano, gli si avvicinò con un foglio che venne distrutto, quando padre Amorth gli riferì le parole di una donna fiorentina “quando una statuina della Madonna piangerà sangue a Civitavecchia saranno guai per l’Italia”.  E sciocchezze erano anche quando il cardinal Angelo Sodano, a nome di Papa Giovanni Paolo II, per ben due volte chiamò il Vescovo parlando della statuina. «Crollai definitivamente quando pianse davanti ai miei occhi e a quelli di mia sorella – ha aggiunto monsignor Grillo – mentre pregavamo il Salve Regina. Mi si prese anche un infarto, anche se il dottor Di Gennaro, subito intervenuto, me lo tenne nascosto». Grillo definisce la lacrimazione un evento traumatico, “che ha sconvolto la mia vita”. E ricorda soprattutto la figura di Giovanni Paolo II, che in incognito si recò due volte a Pantano, vestito da cacciatore, e che si fece portare la statuina anche in Vaticano, il 9 giugno 1995, consegnando rosario e corona. «Mi ha convinto ad accettare l’episcopato – ha spiegato – mi ha ordinato vescovo ed è stato figura fondamentale in questa vicenda. L’ho visto addirittura piangere, quando gli ho fatto visita poco prima della sua morte. E questo non lo dimenticherò mai».

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