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Mastro Titta: il boia dello Stato Pontificio (2)

LA PROVINCIA MISTERIOSA. Leggende, segreti e curiosità su Civitavecchia e dintorni

LA PROVINCIA MISTERIOSA. Leggende, segreti e curiosità su Civitavecchia e dintorni

di CARLO CANNA

CIVITAVECCHIA – Nell’antica città portuale le esecuzioni capitali fino agli inizi del XVII secolo erano effettuate nella piazza del Comune (ad eccezione della forca e del rogo) e solo successivamente nel piazzale della darsena. Tra il XVII e il XVIII secolo si cominciò ad utilizzare il carnefice di Roma che alloggiava in una modesta abitazione  –  oggi nota come “la Casa del boia” e adibita a moderna pizzeria – sita fuori Porta Corneto, nella periferia della città, a dimostrazione che il carnefice per il ruolo che ricopriva non godeva certamente delle simpatie della gente comune. Il cerimoniale dell’esecuzione capitale iniziava con il boia che espletato tutte le formalità di rito alla presenza dell’Arciconfraternita del Gonfalone, prendeva in consegna il condannato dalle autorità di polizia nel salone del Palazzo Comunale e successivamente lo conduceva al patibolo con le mani e le braccia legate. All’interno del palazzo del Comune si trovavano le carceri e la Camera Tormentorum, destinata a coloro che venivano costretti a confessare le proprie colpe sotto tortura, attraverso due metodi in particolare: la corda e la veglia. Il primo consisteva nel tenere la vittima sospesa in aria tramite una corda con i polsi legati dietro la schiena producendole slogature alle braccia e alle spalle; il secondo prendeva il nome dal fatto che il condannato era costretto a subire uno stato di “veglia forzata” a causa dei dolori lancinanti e continui provocati da una specie di cuneo appuntito su cui era costretto a sedersi per dodici ore consecutive. La prima esecuzione di Mastro Titta a Civitavecchia avvenne il 23 settembre del 1805 con l’impiccagione del forzato Luigi Giovansanti, reo di aver ucciso un compagno di galera. A questa condanna seguì un lungo periodo di assenza in città del Bugatti che vi ritornò dopo ben 29 anni, il 18 giugno 1834, per decapitare i galeotti Tommaso Centra di Roccagorga, Mariano Caroli di S. Alberto di Ravenna e Stefano Montanari di Cesena, colpevoli dell’uccisione del capo infermiere e del cuoco dell’ospedale. Successivamente il boia tornò in città per ben tre volte nel corso di quattro anni: il 21 dicembre 1837 per giustiziare Luigi Galassi di Pofi, colpevole di rapina a mano armata ed omicidio; il 27 marzo 1841 per l’esecuzione di Damiano Marconi di Capranica, Antonio Demassini della Fratta, Angelo Casini di Carbognano, rei di avere ucciso l’infermiere della galera, e Pasquale Carbone di Cresciano, nel Regno di Napoli, colpevole dell’omicidio di un altro forzato di nome De Angelis; infine l’8 giugno del 1841 Luigi Lodi, Luigi Galletti e Pietro Firmanti, vennero condannati al taglio della testa per omicidio premeditato. Mastro Titta fu presente a Civitavecchia ancora tre volte dal 1855 al 1861 per giustiziare altre cinque persone. L’ultima esecuzione del Bugatti avvenne a Roma il 17 agosto del 1864 con la decapitazione di Antonio Ajetti che si rivelò un vero disastro: la testa del condannato, ricevuto il colpo inferto dalla mano tremolante di un boia ormai ottantenne, cadde dal palo su cui era stata infissa, ruzzolando giù dal palco tra la le urla di una folla incredula. Così Mastro Titta terminò la sua lunga e “onorata” carriera andando in pensione con una somma mensile di 30 scudi, lasciando il posto al successore Vincenzo Balducci, che iniziò la sua breve attività proprio a Civitavecchia, il 20 maggio 1865, con l’esecuzione di un tale Saturnino Pescitelli.  Questa fu l’ultima pena capitale eseguita a Civitavecchia e una delle ultime dello Stato Pontificio. Oggi il nome di Mastro Titta in città è comunemente associato ad un brand di successo legato ad un filone della ristorazione che conta ben cinque pizzerie (una di queste è la “Casa del boia”) ed è curioso constatare come un nome che certamente in passato doveva incutere timore nella gente, col tempo sia divenuto sinonimo di uno dei momenti più piacevoli e spensierati nella quotidianità delle giornate civitavecchiesi. Chissà cosa ne avrebbe pensato lo stesso Mastro Titta! (2. fine).
L’autore intende esprimere un doveroso ringraziamento al Prof. Carlo De Paolis, le cui ricerche sulla storia della pena capitale a Civitavecchia, hanno rappresentato una fonte basilare di informazioni nella stesura di questi primi due articoli.
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