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Strade ridotte a colabrodo

Strade ridotte a colabrodo

Dal centro alla periferia buche e voragini che rappresentano un pericolo per automobilisti e motociclisti

CIVITAVECCHIA – Con la pioggia riaffiorano vecchie buche o se ne creano nuove sull’asfalto. Il risultato? Le strade cittadine sono impercorribili e pericolose, in centro come in periferia. Basta farsi un giro in auto o peggio ancora a bordo di un ciclomotore per accorgersi che il pericolo è dietro ogni curva o al centro di un bel rettilineo. Si cerca di schivare le buche, rischiando però di invadere la corsia opposta. Uno slalom dietro l’altro per tentare di salvare auto o scooter ed evitare di danneggiarli. Ma le buche sono ovunque. In molti casi anche molto profonde, con tanto di pezzi d’asfalto sparsi per tutta la strada. Quando piove neanche si vedono e piene d’acqua rappresentano un pericolo ancora maggiore. In questi giorni sono state moltissime le segnalazioni agli uffici comunali, alla Polizia Locale ed anche alla nostra redazione. Ma di interventi assai pochi. Certo è che il riaffiorare di vecchi crateri fa sorgere parecchi dubbi sulle modalità con cui si è proceduto a sistemare l’asfalto precedentemente. Non degli interventi sostanziali, ma dei semplici rattoppi rivelatisi poi inutili; anzi, hanno peggiorato la situazione, facendo diventare la buca un vero cratere. Tra le strade più colpite ci sono moltissime vie di San Gordiano e Campo dell’Oro, e poi viale della Vittoria e Viale Garibaldi, così come l’Aurelia nord, in zona cimitero vecchio, quasi impercorribile. Buche e voragini anche sulla Mediana, su via Bramante e via San Giovanni Bosco, via Roma e via Buonarroti. L’elenco, purtroppo, sarebbe troppo lungo. E non serve certo transennare qualche buca, perché si rischia solo di aumentare il pericolo. Non serve neanche gettare un po’ d’asfalto per coprire: perché basta il passaggio di un’auto, o di un mezzo pesante che gira indisturbato per la città, ed ecco ripresentarsi in tutta la sua evidenza la voragine. Occorre cambiare strategia. E che sia risolutiva.

di Romana Angeloni

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