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Gli ommini antidiluviani nella leggenda – 2

La Provincia Misteriosa

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di CARLO CANNA

CIVITAVECCHIA – Anche strutture di origine antropica, insolite per forma e dimensioni, come i menhir (megaliti monolitici ndr) – vedi quello presente in località Poggio Malinverno, nel comune di Allumiere, alto circa 2,50 metri – e altri monumenti rupestri, sono state più volte interpretate nel folclore popolare come opere nate dall’attività di costruzione dei mitici giganti. C’è da chiedersi invece cosa abbia visto realmente Jean-Baptiste Labat (Parigi 1663 – ivi 1738) quando visitando alcune tombe etrusche a Tarquinia, definite dal padre domenicano come “sepolcri di Eroi”, ci dice di aver rinvenuto “le ossa delle cosce e delle gambe, qualche resto di vertebre e dei crani la cui straordinaria grandezza testimonia che avevano fatto parte di corpi estremamente grandi”. Con buona probabilità le parole del religioso sono da interpretare come un errore di percezione visiva sulle reali dimensioni delle ossa, giustificabile sulla base dei dettami allora pienamente vigenti della dottrina  biblica relativi al concetto di progressione calante delle dimensioni corporee a partire dai giganti antidiluviani – ritenuti alti non meno di quindici metri – fino all’“Homo Ordinarius”. Tuttavia, anche un comunissimo fontanile, come quello mal costruito intorno alla prima metà del secolo scorso in località Prato Rotatore (Santa Marinella), è finito col rievocare – almeno nel nome – la figura dei giganti: si tratta di una struttura costituita da tre grandi vasche adiacenti tra loro, per una grandezza complessiva di circa 21 ×3,50×4 metri, nota localmente come il “fontanile del gigante”, e certamente altro nome non poteva essere più appropriato. Il mito dei giganti continua ad affascinarci ancora oggi e non sarebbe una cattiva idea se lo spazio lasciato recentemente vuoto in piazza degli Eventi, a Civitavecchia, dopo la rimozione della gigantesca “statua del bacio”, tornasse ad essere nuovamente un centro di attrazione turistica, accogliendo la proposta di inserire una copia a grandezza naturale di uno straordinario rinvenimento sottomarino effettuato nella città portuale sul fondo della Darsena Romana nel lontano 1834: l’evento riportato da storici locali quali Vincenzo Annovazzi, Pietro Manzi e Salvatore Bastianelli si riferisce al recupero di un braccio, un tridente e parti di un delfino di una statua colossale in bronzo attribuita al dio Nettuno. Si ritiene che la statua proverrebbe da un tempio dedicato a quella divinità sulla cui ubicazione sono state formulate diverse ipotesi interpretative. Di particolare interesse è un affresco custodito presso il salone Sisto V della Biblioteca Vaticana realizzato tra il 1588 e il 1589 da Cesare Nebbia, Paul Brill e Giovanni Guerra per celebrare l’acquedotto sistino di Civitavecchia. Nel dipinto si può notare la raffigurazione di una statua colossale posta al termine dell’acquedotto, nei pressi della Darsena Romana, che secondo alcuni studiosi locali sarebbe però da riferire all’imperatore Traiano piuttosto che al dio del mare. Dalle fonti d’archivio sappiamo che all’epoca il recupero dei frammenti della statua, oggi custoditi ai Musei Vaticani di Roma, avvenne in modo del tutto casuale  in quanto il braccio si sarebbe staccato dal resto della statua a causa del “puntone” con il quale si lavorava per dragare il fondo della darsena durante i lavori di spurgo. Incuriosito da tale scoperta, il proprietario del “puntone” decise di avviare una serie di ricerche per tentare di recuperare il resto della statua. Tuttavia, l’esito delle indagini portate avanti lavorando per circa 1 o 2 mesi l’anno fino al 1869, consentirono solo il ritrovamento di una struttura muraria di epoca romana recante sulla sommità dei grandi fori, forse gli incassi per la statua. Tra gli innumerevoli resti archeologici recuperati all’interno della Darsena Romana il ritrovamento dei frammenti della colossale statua è quello che da sempre ha suscitato maggiormente la curiosità degli studiosi locali e forse una risposta definitiva ai tanti misteri che ancora oggi avvolgono l’eccezionale ritrovamento è ancora nascosta nelle profondità del cuore dell’antico porto di Centumcellae (2. fine).
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