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"Occorre un nuovo ospedale tra Tarquinia e Civitavecchia"

"Occorre un nuovo ospedale tra Tarquinia e Civitavecchia"

Il sindaco Mauro Mazzola rilancia l’ipotesi di un presidio di eccellenza del litorale. Su Ostetricia: «Il problema non è il comune riportato sul certificato di nascita. La sicurezza per partorienti e neonati prima di tutto»

TARQUINIA – Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola rilancia il progetto di un ospedale del comprensorio e rispedisce al mittente le critiche del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia che hanno fortemente criticato il primo cittadino circa il trasferimento del reparto di Ostetricia a Civitavecchia.  «Occorre un nuovo ospedale tra Tarquinia e Civitavecchia. – dice mazzola – Un presidio di eccellenza del litorale, che risponda alle esigenze di un territorio vasto e sia in grado di frenare la mobilità passiva e di attrarre l’utenza di regioni la Toscana e l’Umbria». «I recenti fatti di cronaca non hanno insegnato niente a questi signori. – attacca il primo cittadino – Oggi più che mai è indispensabile garantire la sicurezza delle partorienti e dei neonati. Il problema non è quale comune sia riportato sul certificato di nascita. Da mesi ripeto che dobbiamo pensare ad una sanità diversa e qualcuno fa finta di non capire, come i grillini o i rappresentanti di Forza Italia. Questi ultimi si sono già dimenticati quando l’ex governatore Renata Polverini girava per la provincia di Viterbo per chiudere gli ospedali, tra cui quello di Tarquinia. Quest’amministrazione ha combattuto e vinto la battaglia per mantenere aperto il presidio».
Sull’accordo raggiunto tra le Ausl, il sindaco Mazzola spiega: «A Tarquinia ci sarà una ‘‘Casa del parto’’. Civitavecchia è vero che conta meno parti rispetto alla nostra città, ma ha a suo favore la rianimazione e la pediatria. Dobbiamo quindi iniziare a ragionare con più larghe vedute e a intraprendere un’azione sinergica tra i due comuni, altrimenti entrambi gli ospedali si rischia di farli chiudere». Infine una considerazione: «Quest’amministrazione ha fatto il possibile per evitare di chiudere ginecologia di Tarquinia, con donazioni di macchinari all’avanguardia, come la vasca per il parto, mai entrata in funzione se non i casi rarissimi. Se non serviva e si voleva altro sarebbe stato sufficiente parlare. Inutile però piangere sul latte versato». (Ale.Ro.) 

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