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Cacciatori assolti perché il fatto non costituisce reato

Cacciatori assolti perché il fatto non costituisce reato

Tarquinia. Erano accusati di bracconaggio in zona protetta. Dopo tre anni di processo, sentenza del giudice Filocamo del tribunale di Civitavecchia, che ha accolto la tesi difensiva. L'avvocato Pirani: "Avevano i fucili scarichi e non avevano munizioni, quindi non c'è stata alcuna attività venatoria"

TARQUINIA – Assolti perché il fatto non costituisce reato. Dopo tre anni di processo penale si chiude così con una sentenza esemplare, molto importante per il territorio, la vicenda che vedeva coinvolti tre presunti bracconieri di Tarquinia che nel gennaio 2012 vennero sorpresi dalla guardia campestre dell’Università Agraria di Tarquinia all’interno della riserva della Roccaccia, nota zona protetta in quanto considerata area di ripopolamento animale e per questo registrata come parco naturale nel quale vige il divieto assoluto di caccia. I tre, un giovanissimo di 19 anni, uno di mezza età e un altro adulto, finirono nella rete dei Carabinieri e vennero accusati penalmente di esercitare l’attività venatoria all’interno dell’area protetta, in quanto sorpresi in presenza di cani e fucili. Il giudice Francesco Filocamo del tribunale di Civitavecchia ha però accolto pienamente la tesi difensiva portata avanti dall’avvocato Paolo Pirani, che ha rilevato come, pur essendo i due cacciatori (ad essere sorpresi all’epoca dei fatti furono in tre, ma poi la posizione  di uno di loro venne subito stralciata in quanto era senza arma) all’interno della riserva con cani e fucile, non avevano con loro munizioni.  I fucili infatti erano entrambi scarichi e i due cacciatori non avevano con loro neanche le munizioni per eventuali ricariche. Le munizioni vennero ritrovate all’interno della loro macchina, lasciata però ad oltre due chilometri di distanza dal luogo in cui sono stati sorpresi. “La stessa legge nazionale – spiega l’avvocato Paolo Pirani – la 157 del ’92, non dà alcuna definizione di attività venatoria. Definizione che però fornisce la Cassazione che rimanda alla interpretazione di attività venatoria intendendo quella attività reale per la quale viene esercitato praticamente l’atto della caccia. Ma non essendoci munizioni, l’attività venatoria è da considerarsi inidonea all’uso in quanto tale e pertanto nulla”. “Questa sentenza – commenta quindi con soddisfazione l’avvocato Pirani – costituisce un importante faro per il nostro territorio, popolato da numerose riserve e aree protette, e per i cacciatori, dando una chiara indicazione del concetto di attività venatoria tutelata”. (Ale.Ro.)

 

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