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Le acque termali tra leggende e curiosità – 3

La Provincia misteriosa

La Provincia misteriosa

di CARLO CANNA

CIVITAVECCHIA – PERSONAGGI ILLUSTRI, PRODIGI E ANIMALI – Un aspetto fino ad ora poco indagato nella storia delle terme di Civitavecchia è quello relativo all’utilizzo di acque e fanghi termali sugli animali domestici a scopo preventivo e terapeutico riferibile a differenti contesti culturali con implicazioni economiche e/o cultuali.
            I territori in cui si concentrano in gran numero le sorgenti sulfuree sono caratterizzati da terreni vulcanici estremamente fertili che per le comunità umane hanno costituito da sempre una risorsa naturale importante non solo per l’agricoltura ma anche per l’allevamento, pratica quest’ultima ben documentata dai resti faunistici rinvenuti nei siti pre-e protostorici del comprensorio di Civitavecchia a partire dal Neolitico e in modo più consistente dall’Età del Bronzo. Non è difficile immaginare come in passato per gli allevatori la scoperta delle proprietà curative e purificanti dello zolfo contenuto nelle acque sulfuree potesse rivelarsi estremamente utile non solo per il miglioramento della qualità del vello ma anche per scongiurare quelle pericolose patologie come le infezioni che iniziando a colpire un singolo animale potevano arrivare anche a distruggere un intero gregge, causando così ingenti danni economici per gli allevatori stessi.        Nell’Etruria meridionale etrusca i dati idro-geologici e i toponimi relativi alle principali emergenze termali antiche, unitamente ai rinvenimenti archeologici di depositi di votivi fittili e bronzei in aree sacre prossime a sorgenti medicamentose, sembrano suggerire l’impiego di acqua termale a fini terapeutici non solo per le persone ma anche per gli animali.
       Nell’Italia romana tale pratica risulta credibile sulla base della documentazione storica, avvalorata da quella archeologica ed epigrafica in particolare per l’area centro-italica, nonché da alcune leggende e paraetimologie, dalle testimonianze storico-letterarie post-antiche e da elementi relativi alle vie della transumanza. La stessa leggenda narrata da Rutilio Namaziano per spiegare l’origine del nome dato alle Terme Taurine, si presta ad una ulteriore chiave di lettura in cui la descrizione di un animale “divino” – un toro, probabilmente assimilato a Giove – che fa scaturire una sorgente termale rivelatasi immediatamente curativa, può essere interpretata come un riconoscimento da parte degli antichi dei principi benefici di tali acque anche per gli animali. C’è da chiedersi inoltre se due rilievi rinvenuti alle Terme Taurine – attualmente esposti nel Museo Nazionale di Civitavecchia – in cui la figura del toro assume un ruolo di primo piano riconducibile ad un contesto di tipo cerimoniale-sacrificale, possano essere messi in relazione, in via del tutto ipotetica, con un passo descritto da Virgilio nelle Georgiche in cui il poeta, riferendosi alla sorgente termominerale del Clitumno, nell’odierna regione umbra, ci dice che i tori (e le pecore) venivano fatti bagnare frequentemente nella fons poiché l’acqua rendeva il loro vello candido trasformandoli così in perfetti animali sacrificali: “Hinc albi Clitumne greges et maxima taurus / victima saepe tuo perfusi flumine sa-cro / romanos ad templa deum duxere triumphos” (Verg. georg. II, 145-148) (3. continua; il disegno della leggenda narrata da Rutilio Namaziano è dell’autore).

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