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Nove sindaci della Tuscia per Mazzola presidente della Provincia

Nove sindaci della Tuscia per Mazzola presidente della Provincia

Il primo cittadino di Tarquinia è il candidato ufficiale del Pd per la poltrona più alta di Palazzo Gentili

TARQUINIA – Nove sindaci per Mauro Mazzola presidente della Provincia. E il numero, a quanto pare, è destinato a salire. Intanto però i primi cittadini di Acquapendente (Alberto Bambini), Arlena di Castro (Publio Cascianelli), Canepina (Aldo Maria Moneta), Capodimonte (Mario Fanelli), Capranica (Angelo Cappelli), Caprarola (Eugenio Stelliferi), Castiglione in Teverina (Mirco Luzi), Civita Castellana (Gianluca Angelelli) e Montefiascone (Luciano Cimarello) firmano un comunicato congiunto in cui esprimono la loro preferenza in maniera palese per il sindaco di Tarquinia, da ieri sera candidato ufficiale del Pd, con consenso unanime, per la poltrona più alta di Palazzo Gentili. Il via libera alla candidatura di Mazzola è arrivato ufficialmente ieri sera dalla direzione provinciale del Partito democratico e già in molti lo danno per eletto in considerazione dei numeri. La maggior parte dei comuni della Tuscia sono infatti amministrati dal centrosinistra e per l’aspirante presidente la scalata non dovrebbe conoscere ostacoli. Intanto nove sindaci dicono la loro: “Con la riforma Delrio cambia tutto – spiegano – La Provincia non sarà più un ente eletto direttamente dai cittadini ma di secondo livello e vedrà ridimensionato drasticamente il numero di deleghe e funzioni da gestire. Si riduce così l’ampio spettro di intervento che era proprio dell’istituzione provinciale in nome della razionalizzazione e dello snellimento nonché della riduzione dei costi del sistema politico. Nessuna riforma però potrà cancellare confini, forza e vocazioni di un territorio. Nessuna legge potrà cancellare la volontà di tutelare e rafforzare l’identità di un territorio che la storia ci consegna né l’importanza del suo sistema economico e sociale anche se indebolito dagli effetti di una delle crisi più potenti e drammatiche che abbiamo vissuto. Sta qui per noi il senso della sfida che abbiamo di fronte: dentro un quadro normativo in evoluzione e dentro la trasformazione delle Istituzioni locali, mantenere un impegno affinché, oltre alle deleghe e alle funzioni che vengono assegnate, continui a vivere lo spirito e la dignità di una terra, la volontà di collocare le nostre comunità locali al posto giusto nella dinamica regionale e nazionale. La riforma in atto porta con sé una trasformazione che una forza autenticamente riformista come il Pd deve saper governare. Il binomio legato al superamento della Provincia così come l’abbiamo conosciuta e alla nascita dell’Area metropolitana di Roma determina i contorni di una sfida nuova per tutti noi. Il rischio, in assenza di un governo della Provincia  in grado di avere un rapporto corretto e positivo con i livelli di governo superiori, è di rimanere schiacciati tra la forza propria di Roma Capitale e il dinamismo economico e sociale della bassa Toscana o dell’orvietano”. “Questo significa innanzitutto saper riposizionare la Tuscia dopo il disastro di Meroi – incalzano i primi cittadini – Cosa significa la nascita dell’Area Metropolitana di Roma? Come immaginiamo di rafforzare il rapporto tra queste terre ed il governo del Lazio? E ancora, come disegnare il riassetto complessivo delle deleghe e delle funzioni? Noi pensiamo che il centrosinistra possa saper rispondere a questi interrogativi, specie valorizzando un proficuo rapporto con i tanti civici moderati e riformisti presenti nelle amministrazioni comunali. Crediamo sia giusto, anche di fronte ad una elezione di secondo livello, che debba esistere al momento del voto una normale dialettica democratica ed il naturale confronto su ipotesi differenti tra gli schieramenti. Al tempo stesso però non abbiamo nessun imbarazzo a dichiarare da subito che il futuro consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci possano rappresentare consessi istituzionali nei quali far prevalere spirito unitario e una prospettiva comune se la destra saprà generare discontinuità radicale dal proprio operato. Ciò per affrontare al meglio le sfide a cui facevamo riferimento. La nostra funzione e la ratio stessa della legge Delrio ci impone una valutazione di questa natura: confronto serrato e lavoro affinché le scelte che verranno adottate siano le più unitarie possibili, condizione essenziale questa per tornare ad avere un progetto di crescita e sviluppo territoriale come terra di mezzo tra due mari. Su questo non partiamo da zero, specie nei confronti del rapporto con il governo regionale, con la giunta Zingaretti e con il governo nazionale del presidente Renzi. In questi due anni grazie alla nostra rappresentanza presente in consiglio regionale e ad un rapporto positivo con la giunta abbiamo messo a segno risultati significativi per far tornare a correre la Tuscia e il nuovo governo di Palazzo Gentili dovrà inserirsi in questo lavoro facendo fino in fondo la propria parte sulle proprie funzioni e più in generale sulla tutela dei nostri interessi territoriali senza dimenticare il proficuo lavoro dei parlamentari e del governo Renzi traino del cambiamento, dell’innovazione e della ripresa economica e sociale”. “Nei giorni scorsi – spiegano i sindaci della Tuscia – il dibattito pubblico ha visto la disponibilità di candidarsi a presidente della Provincia da parte del sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola. Riteniamo che tale disponibilità sia un gesto significativo vista la situazione e l’impegno che si troverà di fronte chi verrà eletto a guidare il nuovo ente, svuotato di risorse. Mauro Mazzola è un amministratore competente, capace e onesto e pertanto l’opportunità di una sua candidatura va colta da tutti gli amministratori locali e dalle forze politiche della Tuscia per costruire intorno alla sua figura un’aggregazione più ampia possibile. Immaginiamo un’alleanza larga e plurale, da costruire attorno al Pd, in un chiaro ambito di centrosinistra come già fatto per il comune di Viterbo e tanti centri della provincia che vada oltre all’appuntamento elettorale del 3 maggio ma che possa condividere con il presidente e con il nuovo consiglio provinciale, l’impegno e la responsabilità di amministrare un ente che, come detto, possa svolgere un ruolo politico che vada al di là delle deleghe formali. Attorno alla forza del Pd e alla candidatura di Mazzola si possono costruire le condizioni per governare il cambiamento e impostare il lavoro della nuova Provincia in un rapporto unitario dal punto di vista territoriale e corretto dal punto di vista istituzionale. Noi crediamo che Mauro Mazzola abbia dimostrato in questi anni, prima da assessore provinciale e poi da sindaco, doti di buon amministratore, conoscitore della sfera di competenze della Provincia, esperto dell’apparato burocratico e amministrativo. Insieme a Mauro Mazzola dovremmo promuovere una lista espressione del Pd forte e radicata sul territorio e avere la forza di allargare il campo: fare in modo cioè che attorno alla nostra proposta complessiva si possa suscitare attenzione ed interesse e quindi ulteriori liste civiche in grado di accompagnare la nascita della nuova Provincia nel modo più largo e condiviso possibile. Ciò partendo da un giudizio severo e netto nei confronti di questi cinque anni passati a temporeggiare e a non affrontare seriamente i problemi della Tuscia. Noi vogliamo garantire serietà e competenza nel governo del nuovo ente, crediamo che con Mazzola presidente e con un’alleanza larga che coinvolga le amministrazioni civiche di centrosinistra ciò si possa fare”. (a.r.)

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