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Un miliardo di investimenti per il network

CIVITAVECCHIA – Tra il 2013 ed il 2015, secondo il piano triennale delle opere, saranno investiti circa 905 milioni di euro sui tre porti del network, Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, seguendo una strategia di sviluppo tesa a creare un asse integrato e complementare tra i tre scali. E su questo, infatti, ha lavorato in questi anni l’Autorità Portuale, forte di una piattaforma unica nel suo genere. “La sfida oggi in Italia – ha spiegato il presidente Pasqualino Monti – è quella di riformare un settore, quello portuale, che rappresenta il 3% del Pil. Bisogna puntare a fare sistema, dicendo basta a finanziamenti a pioggia privi di progettualità: alla base devono esserci funzionalità, prospettive di crescita, risposte dirette alle esigenze del mercato”. E su questo ha puntato in questi anni Civitavecchia, diventando efficiente ed efficace. “La scelta di Unindustria di ripartire da Civitavecchia – ha aggiunto Monti – e quindi l’interesse di imprese private al nostro progetto testimonia il buon lavoro svolto finora: il risultato è sotto gli occhi di tutti, nei settori delle crociere, del ro-ro e dell’automotive, con l’ultimo accordo con Fca che per la prima volta ha consentito l’attivazione di una linea diretta con il nord America. Aspettiamo di concludere l’opera con la realizzazione del terminal container e degli insediamenti produttivi alle spalle, nell’ambito della zona franca, un progetto che abbiamo portato avanti con determinazione insieme alle Dogane e alla Regione Lazio”. L’obiettivo ribadito dal numero uno di Molo Vespucci, infatti, è quello di aggredire il settore delle merci, evitando ad esempio che Anversa si prenda il 40% del mercato di consumo di Roma, naturalmente servito da Civitavecchia. Perché la concorrenza è con i porti del nord Europa e del Mediterraneo, non certo con l’Italia.
“L’adeguamento tecnico della darsena grandi masse per il nuovo terminal container – ha spiegato Monti – va in quest’ottica. Avremo 18 metri di pescaggio e 900 metri lineari di banchina, con la possibilità di ospitare i nuovi mezzi di sollevamento”. Tutto questo è stato reso possibile grazie ad un mix di cofinanziamenti privati, come il caso della darsena Grandi Masse e del terminal container, pubblici come quelli relativi al secondo lotto delle opere strategiche,  ed europei, grazie alle quattro call vinte dall’Autorità Portuale presentando altrettanti progetti.

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