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Biodigestore, progetto in Conferenza dei servizi

Il consigliere comunale del Movimento Cinque stelle, Marco Dinelli, chiede al sindaco di esprimere dissenso. «Stavolta non è una candid camera: faccia capire ai cittadini da che parte sta»

Il consigliere comunale del Movimento Cinque stelle, Marco Dinelli, chiede al sindaco di esprimere dissenso. «Stavolta non è una candid camera: faccia capire ai cittadini da che parte sta»

TARQUINIA – È prevista per il 15 luglio la Conferenza dei servizi presso l’Ufficio VIA (Valutazione Impatto ambientale) della Regione Lazio in merito al progetto di un impianto a biogas a Tarquinia. Si deciderà riguardo al progetto del biodigestore presentato dalla società privata il Pellicano. «Una decisione – ricorda il consigliere comunale del Movimento Cinque stelle Marco Dinelli – che riguarda la sorte della salute dei cittadini e della sana agricoltura del territorio di Tarquinia». «Siamo giunti al capolinea – incalza il grillino – e non abbiamo ancora udito il parere del sindaco Mazzola in merito al progetto biogas a Tarquinia. Invitiamo il sindaco a ragionare con noi su alcuni punti fondamentali, in base ai quali riteniamo che sia necessario dire ‘’no’’ a tale progetto. Bisogna premettere intanto che il tribunale di Civitavecchia ha recentemente accertato l’esistenza di gravi irregolarità nel contratto di affitto di alcuni terreni sui quali insiste l’impianto già esistente, di proprietà del Consorzio Pellicano’’, vicenda per la quale la Provincia di Viterbo ha già richiesto formalmente al Comune di Tarquinia chiarimenti, al fine di valutare eventuali provvedimenti di revoca o sospensione della licenza». «L’operato del consorzio Pellicano – prosegue Dinelli – è stato inoltre oggetto di numerosi esposti presentati dai cittadini dell’Olivastro per denunciare l’inquinamento olfattivo molto intenso in certi orari della giornata, prodotto dalla lavorazione del compost e soprattutto dalla movimentazione della nettezza organica che viene ivi trasportata, scaricata e quindi ricaricata per essere trasferita in altra sede a mezzo autotreni. Figuriamoci perciò il disagio per i cittadini se la nettezza organica dovesse essere lavorata completamente in loco col (bio)digestore». «Ai fini decisionali – aggiunge Dinelli – parimenti è di estrema importanza conoscere la realtà epidemiologica sanitaria del nostro territorio. Infatti tra Civitavecchia e Tarquinia abbiamo già consolidato un aumento di mortalità generale del + 24% (malattie cardiovascolari, respiratorie ed oncologiche) ed in particolare mortalità per cancro di + 10% rispetto al restante territorio laziale (dati della Sanità Regione Lazio), a causa di fonti altamente inquinanti. Perciò è palese che non si dovrebbe permettere l’insediamento di un’altra fonte potenzialmente inquinante per le emissioni dei prodotti della combustione di gas e metano (nanoparticelle, polveri ultrasottili, sostanze pro cancerogene) ed odorigene come questo tipo di impianto che, quando tratti materiale organico del tipo rifiuti (nettezza organica o Forsu), viene classificato peraltro, ai sensi di legge, ‘‘industria insalubre di prima classe’’, da collocarsi lontano da abitazioni, fiumi e terreni agricoli. A nulla rileva perciò il parere dell’ISS (Istituto Superiore Sanità) recentemente interpellato, che fra l’altro ha analizzato solo il progetto della società proponente senza valutare tutte le relative criticità sollevate da varie enti-associazioni, per poter dire no a questo progetto, che sorgerebbe in mezzo al cuore agricolo di Tarquinia, in una vasta area con produzione ortofrutticola di qualità finanche con prodotti biologici». «Non bisogna essere ‘‘tuttologi’’ – dice il consigliere – per dire che nel terreno sede del progetto vi è una stretta vicinanza, da pochi metri fino a 500 metri, di decine di abitazioni e terreni coltivati ed aziende agricole di pregio. Come non considerare poi, la vicinanza di poco più di 200 metri dal fiume Mignone, considerato fiume ad alto rischio esondazione (come documentato dal Consorzio di Bonifica) e quindi possibilità di disastro ambientale in caso di incidente industriale». «Infine – conclude Dinelli – ricordiamo che in ambito nazionale in moltissimi altri comuni hanno già detto ‘‘no alla centrale a biogas’’, per esempio a Cerveteri. In questi ultimi giorni poi hanno espresso la propria contrarietà al biodigestore le amministrazioni comunali in provincia di Latina ed addirittura a Grotte Santo Stefano, nella Tuscia, comune governato dal suo stesso partito. Essendo il sindaco la massima autorità sanitaria locale, dovrebbe a nostro avviso (considerati anche i cittadini che hanno apposto oltre duemila firme di contrarietà) esprimere dissenso assoluto a questo progetto a tutela della nostra salute e di quella del territorio agricolo di Tarquinia. Sindaco Mazzola siamo al capolinea di questo viaggio reale, non è una candid camera. Questa volta si faccia sentire sia come Sindaco che in qualità di presidente della Provincia di Viterbo: faccia capire ai suoi cittadini da che parte sta e se dobbiamo cominciare a preoccuparci del suo silenzio». (a.r.)

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