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“Casa del parto, la Regione faccia retromarcia”

“Casa del parto, la Regione faccia retromarcia”

TARQUINIA. Il consigliere comunale Cristiano Minniti commenta quanto emerso durante il consiglio comunale sul futuro del nosocomio etrusco. “Sull’ospedale risposte né esaurienti né confortanti. Ancora da chiarire se si potranno utilizzare quei 6 milioni di euro che ci spettano di diritto”  

TARQUINIA – “Ho accolto con favore la convocazione di un Consiglio Comunale sul tema dell’Ospedale di Tarquinia, e ringrazio il Sindaco Mazzola per averci concesso l’importante opportunità di dibattere pubblicamente su un argomento tanto caro ai cittadini, ma non posso ritenere né esaurienti né tanto meno confortanti le risposte fornite dal massimo rappresentante della Asl di Viterbo, il dottor Macchitella”. Il consigliere comunale Cristiano Minniti nella lista degli insoddisfatti, dopo il consiglio comunale svoltosi venerdì pomeriggio sul futuro dell’ospedale di Tarquinia. “Ho chiesto infatti lumi sullo stato imbarazzante dei lavori di ristrutturazione – dice Minniti -: quelli del tetto, iniziati due anni fa e incredibilmente sospesi da un anno e mezzo, che stanno tenendo bloccato un intero piano dell’ospedale e una grossa parte dell’area parcheggio. E poi il piano di rifacimento del pronto soccorso e della sala operatoria, per cui sono stati disposti, da anni, investimenti per circa 6 milioni di euro, e che senza alcuna spiegazione versa in uno stato di stallo totale. Ben venga a questo proposito la notizia che i lavori del tetto potrebbero ripartire, visto il pagamento effettuato alla ditta appaltatrice, ma sarebbe importante a questo punto sapere se il nostro ospedale potrà mai usufruire di quei 6 milioni di euro che gli spettano di diritto”. “Ma l’aspetto più preoccupante dell’intero Consiglio – commenta Minniti – è stato quello della soppressione del reparto di Ostetricia e Ginecologia, che verrà sostituito dalla cosiddetta Casa della Maternità. La normativa che disciplina tali Case della Maternità nel Lazio prevede delle condizioni precise e stringenti, fra cui il fatto che tali strutture debbano convivere con un reparto di Ostetricia e Ginecologia nel medesimo Ospedale o al massimo entro 5 chilometri di distanza. Come si può quindi prevedere nell’Atto Aziendale l’istituzione di una Casa della Maternità a Tarquinia, sopprimendo il reparto di Ostetricia e facendo affidamento sul Reparto di Ostetricia di Civitavecchia, che dista oltre 20 chilometri? Questa scelta garantisce la sicurezza di cui hanno bisogno le famiglie tarquiniesi per affrontare al meglio il meraviglioso e delicato evento del parto? Il dottor Macchitella insiste infatti sulla necessità di demedicalizzare l’evento parto, ma omette di dire che ai tempi del parto demedicalizzato il tasso di mortalità era significativamente più alto di quello attuale, con una differenza di circa il 2 per cento, che in termini di vite umane significa salvare 2 bambini in più ogni 100: una enormità. Mi sembra quindi proprio il caso di chiedere alla Regione Lazio se e quando pensa di intervenire a difesa della nostra sicurezza, nella speranza che i diretti interessati rispondano senza indugio alle mie domande e che la Regione provveda ad una dignitosa retromarcia nei confronti di questo preoccupante progetto di depotenziamento del nostro ospedale”. (a.r.)

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