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Biogas a Tarquinia, sit in sotto gli uffici della Regione

Biogas a Tarquinia, sit in sotto gli uffici della Regione

TARQUINIA – Sit in oggii sotto gli uffici della Regione Lazio, in occasione della Conferenza dei servizi relativa al progetto della centrale a ‪biogas‬. Cittadini e comitati sono partiti da Tarquinia in pullman, con tappa a Civitavecchia, per andare a Roma a manifestare la loro contrarietà all’ipotesi biogas. La manifestazione è stata organizzata dagli ambientalisti, di Tarquinia e Civitavecchia, giunti alla Pisana con tanto di manifesti e cartelli. «Grande assente – rimarcano subito gli organizzatori – il Comune di Tarquinia. Eppure il sindaco Mauro Mazzola alla candid camera c’era e come». I prima linea, invece, esponenti del Movimento 5 Stelle e rappresentanti della ‘Bio Ambiente’’, del Forum Ambientalista e di Piazza 048. Tra i presenti, con i cittadini, la consigliera regionale Silvia Blasi, Matteo Manunta, Dario Menditto, Daniela Pasini, Pasqualino Pisano. In conferenza la Provincia di Viterbo, la Regione Lazio ufficio VIA ed area rifiuti. Un unico grido da parte dei manifestanti indignati: «Sempre no alla centrale a biogas a Tarquinia». «Manifestiamo la nostra contrarietà a quest’altra centrale nel nostro territorio – hanno spiegato gli organizzatori – Tutti lavoriamo, ma quando è troppo è troppo e bisogna ‘‘metterci la faccia’’ e scendere in piazza». La centrale a biogas a Tarquinia è prevista alla Valle del Mignone, a circa 4 chilometri, in linea d’aria, dalla ciminiera di Tvn a carbone. “Non è solo un problema di Tarquinia – ribadiscono gli organizzatori – ma di tutta la fascia di territorio, compresa Civitavecchia (ed oltre). «Stiamo lottando per il bene comune – hanno detto i cittadini – vale a dire la nostra salute ed ancor prima quella del nostro ambiente». Contro il biogas nei giorni scorsi si è dichiarato anche l’esponente il segretario regionale giovani dell’Italia dei valori, Gabriele Tonicchi: «I termovalorizzatori, così come gli impianti a biogas, stanno man mano chiudendo sia in America che in Europa, per gli alti costi di costruzione e di manutenzione, per la scarsa produzione di energia di poco superiore a quella che consumano, per il costo immenso e non quantificabile dei danni all’ambiente ed alla salute. Si fanno passare questi impianti come portatori di nuovo lavoro, e sarebbe anche vero se non fosse per i posti di lavoro poi persi per agricoltura allevamento e turismo». «I termovalorizzatori producono “diossine” nocive alla salute, se ne conoscono ben 210 di diverso tipo, prodotte dai fumi di scarico dispersi nell’ambiente ed assorbiti dal terreno, sono altamente cancerogeni anche in minime quantità. Ci sono quindi molti motivi per dire no: la combustione negli impianti produce “diossine e furani” che sono sostanze altamente tossiche, l’esposizione al cadmio ed al mercurio possono provocare tumori e malattie al sistema nervoso, tali impianti non esauriscono il ciclo del rifiuto e producono a loro volta un rifiuto speciale».

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