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Terme, le banche: ci scriva il Comune

Terme, le banche: ci scriva il Comune

Per gli istituti di credito deve essere il Pincio a presentare istanza di cancellazione delle ipoteche prevista dall’accordo del 2002. Cozzolino però come i suoi predecessori non agisce: i 14 ettari nemmeno iscritti a patrimonio

CIVITAVECCHIA – Si potrebbe dire, parafrasando un vecchio detto popolare, che le banche fanno orecchie da mercante sulla cancellazione delle ipoteche, prevista dalla transazione del 2002 tra Fallimento Terme Taurine e Comune di Civitavecchia, sui terreni ritornati al Comune. La Provincia è in grado di affermare con certezza che gli istituti di credito sollecitati dal Fallimento alla cancellazione, hanno risposto che tale richiesta deve provenire dall’Amministrazione Comunale, che non si è mai attivata in tal senso.
Per maggiore chiarezza, relativamente ad una vicenda che per lo sviluppo della città e dell’occupazione è tanto importante quanto da sempre ingarbugliata, se da una parte il Tar ha cassato le pretese dalla Sar Hotel, come promotrice del comparto termale, dall’altra l’inerzia amministrativa lascia che il tempo scorra, come l’acqua termale, inutilmente, senza nessuna proposta o idea per la realizzazione di interventi, rimasti in sospeso per troppi anni, che in un settore come quello termale–turistico-archeologico porterebbero lavoro a Civitavecchia e sul territorio.
Purtroppo, i fatti finora dimostrano che anche l’attuale amministrazione si sta ritagliando la sua parte di responsabilità nella non partenza delle terme. Se infatti ai sindaci precedenti si possono imputare errori, mancanze o atti poi revocati, la giunta Cozzolino dopo un anno di governo non ha mosso un dito sulle terme. Pur essendo a conoscenza della situazione, il primo cittadino non ha proceduto né alla richiesta di cancellazione di ipoteca alle banche – la cui risposta ufficiale al Comune, qualunque essa sia, servirebbe almeno ad uscire da una empasse e tracciare una linea di condotta per il futuro del progetto termale, né tanto meno – fatto per certi versi ancora più grave – all’iscrizione a patrimonio comunale dei 14 ettari.

Mariassunta Cozzolino

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