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Il centrosinistra si schiera accanto all'Unione Musicale

Il centrosinistra si schiera accanto all'Unione Musicale

CIVITAVECCHIA – «La scuola della Musica va difesa». Ne sono convinti dal Pd, pronto a battersi in tutte le sedi «per lasciare ai tanti studenti e musicisti questo storico locale. Non si può fare cassa sulla cultura ed affossare una esperienza che dura da 40 anni. Cozzolino ritiri l’immobile tra quelli in vendita, subito e senza ulteriori indugi». La Cassa depositi e prestiti, come sottolineato in consiglio comunale, sarebbe interessata alla storica sede di via Bramante 20. È già partita una raccolta firme per evitare questa strada, con la stessa Unione Musicale che ha sottolineato come, ad oggi, non vi sia comunque un’alternativa concreta. «L’amministrazione ha deciso di mettere in vendita questi locali, dichiarando la morte di questa scuola – hanno sottolineato dal partito – nonostante i tentativi delle persone che animano, con passione e dedizione, questa iniziativa, il Comune non sembra voler desistere dalla decisione di mettere in vendita questi locali ed, inoltre, non è in grado di offrire alternative accettabili per consentire il trasferimento dell’attività della scuola e della banda Puccini». Stessa cosa ribadita anche da SeL. «La vendita dell’immobile significa di fatto  a chiusura della scuola – hanno spiegato – a tutt’oggi, non è stata prospettata ai dirigenti dell’associazione che la gestisce, nessuna soluzione alternativa. La scuola di musica di via Bramante è una scuola istituita e condotta da persone volenterose, amanti della cultura e dell’arte musicale e  non costituisce onere economico per il comune, poiché anche la manutenzione ordinaria è a carico dell’associazione che gestisce la scuola che, con la sua storica esperienza, è una ricchezza di tutta la città. In anni passati, quando l’amministrazione Moscherini aveva deciso la vendita dell’immobile, tra chi protestava per scongiurare questo proposito, c’era anche qualcuno che oggi fa l’assessore. Come dire, la prospettiva cambia se si osserva dalle poltrone di palazzo del Pincio. Non una scuola dovrebbe chiudere, ma dieci, cento, mille se ne dovrebbero aprire. Chiediamo che l’amministrazione sospenda il provvedimento e che per fare cassa il comune, possa vendere ben altro».

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