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Trani, un ruolo centrale nell’operazione Cerreto

Trani, un ruolo centrale nell’operazione Cerreto

Nuovi dettagli sulla vicenda della riqualificazione dell’ex campo sportivo

LADISPOLI – Emergono ulteriori dettagli sulla storia dei programmi integrati di intervento nel Comune di Ladispoli ed in particolare quello presentato da Piazza Grande srl riguardo alla riqualificazione dell’ex campo sportivo del Cerreto. Nei giorni scorsi sono stati evidenziati i possibili conflitti di interesse su questa vicenda e ulteriori elementi sembrano dimostrare un ruolo centrale dell’assessore al Bilancio Eugenio Trani. Trani infatti risulta avere nel suo studio, o comunque in pertinenze adiacenti allo stesso, la sede legale della società Piazza Grande srl.
Il ragionier Trani infatti cura la creazione della società, che avviene il 26 settembre 2013, solo 20 giorni dopo l’approvazione in giunta dei Programmi Integrati di Intervento. Ma Trani sembra avere anche un ruolo decisivo nella controparte dell’affare che riguarda la compravendita del campo sportivo. Infatti è lui ad assistere l’amministratore unico della U.S. Ladispoli, Umberto Paris, il 10 otobre 2013, venti giorni dopo la creazione della Piazza Grande Srl, 6 giorni dopo che il ragioniere aveva iscritto quest’ultima alla Camera di commercio.
Il 10 ottobre alle 8,30 l’amministratore unico della U.S. Ladispoli convoca in assemblea i soci (presente solo lui ed il suo assistente ragionier Trani) espone la situazione finanziaria della società (espone a se stesso, in quanto non presenti altri soci) e propone due vie d’uscita per coprire un debito di 269.000 euro, maturato dalla società a partire dal 2011. Una di queste è quella di vendere il campo sportivo di proprietà. La vendita potrebbe essere fatta alla Piazza Grande Srl di cui il commercialista è sempre il ragionier Trani, che avrebbe avanzato una proposta di 250.000 euro oltre a 300.000 di sponsorizzazione dilazionati in 5 anni successivi. Il sindaco Paliotta martedì sera in consiglio ha ribadito che il prezzo di mercato del campo è di circa 3 milioni di euro, mentre per la U.S. Ladispoli di solo 108.000 euro. Da un lato il primo deve dimostrare che il Comune non poteva espropriare il campo per ragioni finanziarie, dall’altro la società doveva dimostrare che 250.000 euro erano un affare rispetto ai 108.000, valore stimato tramite una perizia giurata.
Ma possono 15.000 mq di terreno valere quanto un piccolo monolocale? Fatto sta che, se il Comune avesse comprato a 108.000 euro il campo, ogni opera sullo stesso sarebbe stata realizzabile, e si sarebbe evitato che 15.000 mq in centro divenissero oggetto di una nuova speculazione edilizia. Alle 9,15 si scioglie la seduta con firma di Paris e Trani sul verbale dell’assemblea e si procede alla svendita dello stadio della città che avverrà di fronte al notaio Carella il 28 novembre 2013, 5 giorni dopo l’avvenuta trascrizione della sentenza di usucapione con la quale la società sportiva si appropria del bene donato dai Marescotti. Passano altri 15 giorni, è il 16 dicembre 2013, e la Piazza Grande srl con in tasca lo stadio della città presenta al Comune il piano integrato che vedrebbe la realizzazione, al posto del campo sportivo, di appartamenti, di un centro commerciale oltre ad una piazza pubblica ed a posti auto sempre a disposizione dei cittadini. L’accordo prevede inoltre la realizzazione di un secondo campo sportivo vicino allo stadio in località Vaccina. La cosa che risulta del tutto anomala è il triplice ruolo del ragionier Trani che in giunta il 4 giugno approva un passaggio dell’iter di un’operazione che vede la sua firma negli incartamenti del procedimento. In sostanza la U.S. Ladispoli ha fatto seguire la compravendita al ragioniere della controparte. Chi si farebbe curare la vendita della propria abitazione ad un professionista che lavora per la persona che sta facendo un’offerta per l’acquisto dell’immobile? Un bene dal valore di mercato di 3 milioni di euro è stato acquistato a 250.000 euro, un bene costato zero alla US. Ladispoli (perché usocapito), espropriato di fatto alla collettività (questa era l’intenzione di coloro che donarono l’appezzamento).
Se la US Ladispoli avesse fatto un’operazione di compravendita ad un prezzo congruo oggi beneficerebbe di 2,5/3 milioni di euro, una cifra che gli avrebbe consentito di realizzarsi in proprio uno stadio o di acquistare un centroavanti della Serie A nemmeno di secondo ordine. Perché la società ha svenduto quindi un bene destinato alla collettività ad un privato invece che venderlo al Comune per la realizzazione di un’opera pubblica, visto che poi sarà il Comune che realizzerà un nuovo campo a spese dei cittadini? È questa la domanda che forse più caratterizza questa vicenda e della quale però nessun consigliere comunale ieri sera durante il dibattimento ha colto fino in fondo l’importanza.

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