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‘Tsunami’’ di farmaci biotech in arrivo

‘Tsunami’’ di farmaci biotech in arrivo

Rappresentano il 20% di quelli in commercio, il 40% dei nuovi autorizzati e il 50%

Malattie oncologiche, metaboliche, epatiche, endocrine, infettive e persino il virus Ebola fanno un po’ meno paura grazie ai farmaci biotech, che rappresentano uno ‘tsunami’ di innovazione. Nel mondo sono il 20% di quelli in commercio, il 40% dei nuovi autorizzati e il 50% di quelli in fase di sviluppo. E se oggi in Italia sono 145 i medicinali disponibili per le più importanti aree terapeutiche, sono 303 i progetti – compresi quelli per le malattie rare – nelle diverse fasi di ricerca e sviluppo. È quanto emerge dal quarto ‘Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia – 2015’ realizzato da Farmindustria in collaborazione con Ernst & Young e presentato a Roma.
Ecco alcuni esempi di malattie che hanno avuto, grazie ai farmaci biotech, un cambiamento della propria storia, in positivo per chi ne è colpito. Tumore al colon retto, che in Italia rappresenta il 13,2% di tutte le neoplasie diagnosticate: mentre nell’epoca ‘pre-biologica’ la sopravvivenza delle persone in stadio avanzato era inferiore all’anno, ora i pazienti possono beneficiare di un allungamento della vita e, in alcuni casi, arrivare alla guarigione completa, anche in presenza di metastasi non operabili. Sclerosi multipla: 68.000 persone affette nel nostro Paese. Da poco tempo i pazienti italiani possono avvalersi di un nuovo anticorpo monoclonale che interagisce con le cellule del sistema immunitario responsabili dell’attacco al sistema nervoso centrale, la cui efficacia si protrae anche negli anni successivi al trattamento (al momento il massimo periodo di osservazione degli studi è di 5 anni).
Il 2014 è stato l’anno del virus Ebola, un’epidemia ben superiore a tutte le precedenti, che ha ucciso migliaia di persone in Africa, e ha raggiunto anche Europa e Stati Uniti. C’è in atto una ‘gara’ tra ricercatori e governi per trovare una soluzione. Sul fronte dei vaccini, quello studiato e testato all’inizio in laboratori italiani, è attualmente in fase di sviluppo clinico. E grazie al biotech si sta lavorando intensamente anche sul fronte delle cure. Un farmaco antivirale già usato come trattamento influenzale lo scorso anno in Giappone sta mostrando di dimezzare la mortalità nei pazienti con bassi o moderati livelli di virus Ebola in circolo, suggerendo un possibile utilizzo nelle fasi iniziali della malattia. E allo studio ci sono altre ipotesi di trattamento.

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