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‘‘Tutela, legalità e trasparenza’’ la legge approvata in Consiglio

ROMA-E’ una legge che porta il timbro indelebile di Giancarlo Righini, che vi ha contribuito in maniera sostanziale, quella approvata all’unanimità dal consiglio regionale in merito alle “Disposizioni a tutela della legalità e della trasparenza nella Regione Lazio”. A sancirlo l’apprezzamento del presidente regionale Nicola Zingaretti, sceso tra i banchi del consiglio pur di approfondire al suo fianco proprio le modifiche migliorative proposte dal capogruppo di Fratelli d’Italia. Modifiche sostanziali, che hanno certamente arricchito l’impianto della proposta di legge, che aveva come scopo iniziale quello di inserire un rappresentante del Centro operativo di Roma della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) nell’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità. Gli emendamenti presentati da Giancarlo Righini hanno invece determinato un allargamento del dibattito anche su altri aspetti legati alla sicurezza e alla legalità, tali da ampliare la portata del dibattito, con proposte che hanno ottenuto l’apprezzamento della platea consiliare, assicurando ben altra sostanza ad una legge che, lo hanno detto tutti, renderà il Lazio più sicuro, attraverso un modello che farà scuola anche nel resto dello Stivale. Tra i punti salienti proposti dal consigliere di Fratelli d’Italia la proposta di legge, la cosiddetta ‘tagliamani’, recentemente presentata di concerto con Francesco Storace (La Destra), allo  scopo di “stroncare ogni tipo di rapporto che inquina la convivenza tra politica e mondo cooperativo”. Grazie alla stessa è stato quindi introdotto il divieto da parte della Regione di concedere sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari ad associazioni, società, incluse quelle cooperative e fondazioni che “contribuiscano con erogazioni in denaro superiori a 5mila euro, con beni o altre utilità di pari importo a favore di liste elettorali e di candidati alle cariche elettive regionali”. Nell’emendamento iniziale la norma riguardava solo le società cooperative, ma con un ulteriore subemendamento presentato proprio da Righini e Storace, il Consiglio ha esteso il divieto anche agli enti dipendenti, a quelli del servizio sanitario regionale e agli organismi comunque denominati controllati dalla Regione, inclusi quelli partecipati.

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