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La parola agli indagati

La parola agli indagati

Interrogatori di garanzia per gli otto arrestati nell’ambito dell’inchiesta su ‘‘Ceramiche nel mondo’’. Chiarite davanti al giudice le diverse posizioni. Chiesti i domiciliari per Sergio Lo Monaco

CIVITAVECCHIA – Si sono conclusi in mattinata gli interrogatori di garanzia per le otto persone arrestate nell’ambito della maxi inchiesta della Guardia di Finanza per bancarotta. La nona, un uomo di origine bulgara, risulta ancora latitante.
Davanti al giudice Roberto Nespeca gli arrestati hanno deciso di non avvelersi della facoltà di non rispondere ma, al contrario, di fornire ognuno la propria versione dei fatti, andando a chiarire le diverse posizioni.   
L’inchiesta è quella per bancarotta e va a coinvolgere, di fatto, ‘‘Ceramiche nel mondo’’, ‘‘Finteco’’, ‘‘Trade Italia’’: tutto ruota attorno al fallimento di queste tre società, spogliate del patrimonio immobiliare ad esclusivo vantaggio della ‘‘Tomassini Mario’’. E in carcere, in attesa del braccialetto elettronico, sono finiti l’imprenditore Sergio Lo Monaco, Alfredo Campagna e Mario Tomassini. Ai domiciliari anche il fratello di quest’ultimo, Massimiliano. Le altre ordinanze di custodia cautelare, sempre agli arresti domiciliari, riguardano invece G.M. amministratore di Ceramiche Italia subentrata a Ceramiche nel Mondo, V.V. madre di Sergio Lo Monaco, nominata dal figlio a rappresentare la sua società, una nota professionista locale, P.B. le sue iniziali ed infine G.B. ex dipendente di Lo Monaco, nominato amministratore di una delle società. Ancora ricercato B.O. di origini bulgare.
«I miei assistiti – ha spiegato l’avvocato Piero Messina, legale di Sergio Lo Monaco e della madre – hanno chiarire le proprie posizioni, risposto alle domande del giudice e fornito ampie spiegazioni circa i loro presunti ruoli nella vicenda». Per Lo Monaco il legale ha richiesto i domiciliari in attesa del braccialetto elettronico (ce ne sono 2000 in tutta Italia ed il civitavecchiese sarebbe in lista); mentre per la madre è stata avanzata richiesta di revoca dei domiciliari.
Stessa richiesta avanzata dal’avvocato Leonardo Paciotta, difensore della professionista locale P.B. «che – ha spiegato il legale – ha reso ampie argomentazioni e fornito una spiegazione chiara e puntuale della vicenda, attraverso una ricostruzione precisa degli eventi, chiarendo di fatto la sua posizione e contestualizzandola in merito ai fatti contestati».
Anche gli altri indagati, assisiti da avvocati del foro di Roma, hanno scelto di rispondere alle domande del giudice. Giudice che, al termine degli interrogatori di garanzia, si è riservato in merito alle proprie decisioni.

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