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Guerra alle colonie feline di S. Marinella

Guerra alle colonie feline di S. Marinella

C’è chi dice basta ai volontari che si prendono cura dei gatti

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – Come le fenici che ogni tanto risorgono dalle ceneri, tornano di nuovo all’attacco i contestatori delle colonie feline presenti in città. Sono anni che nel periodo estivo, con l’avvento di migliaia di villeggianti provenienti soprattutto dalla capitale, scoppia la guerra tra chi ama i gatti e chi, invece, li odia. Quest’anno, a chiedere aiuto ai consiglieri comunali che ieri hanno trattato in una seduta pubblica il regolamento per la detenzione e la tutela degli animali, è il signor Paolo Angelozzi, consigliere dell’Università della Terza Età di Civitavecchia, nonché volontario ospedaliero al Bambin Gesù di Santa Marinella, nonché iscritto alla biblioteca comunale, nonché socio del Circolo Over 60 di Santa Marinella, che chiede aiuto all’amministrazione comunale affinchè venga posto un freno alla scriteriata attività dei volontari che curano le coline feline e alla proliferazione dei randagi. «È un piccolo problema che rende lorda Santa Marinella – dice Angelozzi – penalizzandone decoro, turismo e salute pubblica. Tutto a causa di totale insensatezza e mancato rispetto delle regole fondamentali del vivere civile. Il regolamento si è reso indispensabile al fine di garantire l’igiene pubblica ed è stato promosso da un primo esposto corredato di 160 firme. È determinato dalla costatazione oggettiva della assurda gestione delle colonie feline, ove le persone riversano cibo fresco e secco, in maniera continuativa, senza provvedere ad alcuna pulizia. A riprova di quanto affermato, mostro un pessimo e folle esempio di gestione dei punti alimentazione curati dalla signora D.C. nella zona nella quale mi trovo a vivere. Confidando nel buon senso e nella buona politica, auspico norme che stabiliscano i limiti di concentrazione sul territorio, la indicazione del tempo giornaliero dedicato all’alimentazione degli animali e alla immediata pulizia del luogo, al controllo sanitario e alla gestione della proliferazione felina, all’assegnazione di responsabilità e controllo che non siano in chiaro conflitto di interessi e che, finalmente, vengano forniti ai cittadini strumenti di difesa alla insensatezza e prepotenza di pochi, insomma a norme che abbiano la caratteristica della ragionevolezza». Insomma, per Angelozzi, si deve avere un numero limitato di gatti (quelli in più ovviamente eliminati). Chiede infatti che vengano sfamati in orari precisi della giornata, ma soprattutto che siano fermati per legge i volontari che provvedono alla cura delle colonie feline da lui considerati prepotenti e insensati.

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