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Discarica di Cupinoro: tre richieste di rinvio a giudizio

Discarica di Cupinoro: tre richieste di rinvio a giudizio

Nel mirino della Procura di Civitavecchia l’ampliamento della discarica e il conferimento di rifiuti non trattati. Imputati Marcello Marchesi, Marco Sanna e Vanessa Signore

BRACCIANO – Prosegue serrata l’attività della Procura di Civitavecchia che ha all’attivo numerosi procedimenti su Cupinoro e Comune di Bracciano.

La Procura ha infatti richiesto il rinvio a giudizio per l’amministratore unico della Bracciano Ambiente, Marcello Marchesi, l’allora direttore della discarica Marco Sanna e l’allora responsabile dello sportello unico per l’edilizia urbanistica del Comune di Bracciano Vanessa Signore.

I primi due, Marchesi e Sanna, sono imputati per due fatti distinti. Il primo riguarda l’ampliamento della discarica di Cupinoro, iniziato con permesso a costruire del Comune di Bracciano. Dalle risultanze della Procura risulterebbe però che il permesso sarebbe illegittimo, perché rilasciato per una zona ricadente in ambiti paesaggistici sottoposti a tutela, senza aver acquisito preventivamente l’autorizzazione paesaggistica. Il secondo capo d’imputazione riguarda l’aver consentito il conferimento di rifiuti non trattati anche dopo la nota del 6 agosto 2013 emessa dal Ministero dell’Ambiente. Il Ministero aveva infatti comunicato il regime transitorio, durante il quale era ancora possibile interrare rifiuti non trattati. La discarica fu chiusa solamente alla fine del mese di gennaio 2014, continuando ad interrare per almeno 6 mesi dalla nota, rifiuto ‘‘tal quale’’, vale a dire come arrivava dai cassonetti dei comuni conferitori.

Per Vanessa Signore, dipendente del Comune di Bracciano, il reato contestato è proprio il rilascio del permesso a costruire senza aver ottenuto prima l’autorizzazione paesaggistica. Il terreno in questione sarebbe di proprietà dell’Univrsità Agraria e su questo gravano importanti vincoli paesaggistici. All’epoca in cui furono aperte le indagini risultò che i lavori, proprio alla luce dell’illegittimo permesso, erano stati avviati per essere poi velocemente sospesi. La Bracciano Ambiente tentò anche di ripristinare i luoghi che nel frattempo erano stati oggetto di sbancamento.

L’azione comportò tra l’altro aggravi economici alla società per dei lavori illegittimi e il successivo ripristino, ma per il danno economico la Procura non sembra aver mosso obiezioni. Le azioni contestate, per le quali i suddetti imputati dovranno ora rispondere in sede processuale, mostrano chiaramente come nel 2013 l’intenzione della Bracciano Ambiente era quella di ampliare la discarica, unico modo che avrebbe consentito di tenere in piedi i conti già in bilico della società di cui il Comune di Bracciano è socio unico.

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