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«Gender a scuola, troppo allarmismo»

«Gender a scuola, troppo allarmismo»

La dirigente della ‘‘Salvo D’Acquisto’’ di Cerveteri Velia Ceccarelli interviene a placare le polemiche tra genitori sulla riforma Renzi. Nel documento: «Le autorità scolastiche non facciano pressioni su chi è riluttante a essere coinvolto nell’educazione sessuale»

di DANILA TOZZI

CERVETERI- «Ormai è tutta l’estate che più persone mi fermano per chiedermi, allarmati, cosa succederà a settembre nelle scuole e il terrore dell’ideologia Gender». Inizia così il lungo intervento del dirigente scolastico, Velia Ceccarelli, dell’Istituto comprensivo Salvo D’Acquisto di via Settevene Palo, a Cerveteri, che comprende altri due plessi, d’infanzia e primaria. Molte illazioni, indignazione, polemiche alla notizia che si è diffusa e ha dilagato a macchia d’olio che nel Ddl cosiddetto “Buona scuola”, promosso dal governo Renzi, si sarebbero introdotte lezioni di educazione sessuale e studio di genere. Osserva la preside: «Partiamo proprio dal documento dell’Oms sull’educazione sessuale e dagli articoli della riforma sulla scuola appena approvata che hanno scatenato questo putiferio. Su quest’ultima, la legge recita: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni’’ (art. 16). Leggendo gli standard per l’educazione sessuale in Europa, invece, scopriamo, a pagina 9, che «indicano ciò che bambini e ragazzi, nelle diverse età, dovrebbero sapere e comprendere, quali situazioni o sfide dovrebbero essere in grado di gestire a tali età e quali valori e atteggiamenti è necessario che essi maturino per poter crescere in modo gratificante, positivo e sano per quanto attiene la sessualità». Questa esigenza, sempre leggendo il documento (pp. 9-10), nasce dai vari mutamenti che ci sono stati nei decenni passati quali globalizzazione, nuove migrazioni, boom dei nuovi media, diffusione di Hiv e Aids, incremento di abusi sessuali su bambini e adolescenti. Tutti questi cambiamenti richiedono strategie efficaci che mettano i giovani in grado di gestire la propria sessualità in modo sicuro e appagante. «Ma tutto questo – commenta la professoressa Ceccarelli – viene bollato come ‘gender’ dai soliti gruppi di estremisti religiosi o che usano questo per contrastare la riforma, che io stessa contrasto ma che dipinge un quadro apocalittico per cui genitori e docenti saranno costretti a certe pratiche. Ma è vero? Assolutamente no. A p. 30 del documento infatti si legge: «L’educazione sessuale instaura una stretta collaborazione con i genitori e con la comunità al fine di costruire un ambiente circostante che sia di sostegno», mentre per quanto riguarda i/le docenti si dice «le autorità scolastiche non facciano pressioni su chi è riluttante a essere coinvolto nell’educazione sessuale». Qualche genitore particolarmente suggestionabile ha riportato notizie di fantomatiche lezioni che sconvolgono ignari bambini fino a farli svenire in classe. E così conclude: «Continueremo a fare il nostro lavoro, ormai sempre più difficile, di educazione e formazione cercando sempre di rispettare l’armonia e la crescita serena dei nostri alunni». Ma sarà davvero finita? 

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