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Mafie: «Il Lazio è ideale per la latitanza dei criminali»

ROMA-Non si placa la morsa della criminalità organizzata a Roma e nel Lazio. Le infiltrazioni con il mondo politico e amministrativo, denunciate dall’inchiesta Mafia Capitale, non sono le uniche: le cosche continuano a fare affari anche altrove, in tutte le province del territorio e in particolare sul litorale romano. Non solo: la regione viene considerata come un luogo idoneo per trascorrere periodi di latitanza. A denunciarlo è la relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa anti-mafia, relativi al secondo semestre del 2014. «A Roma e nel Lazio perdura un attivismo criminale polivalente. Alla malavita autoctona, riconducibile a gruppi criminali locali, si somma quella organizzata riferibile alle associazioni mafiose radicate nel Mezzogiorno, e trova un suo spazio di manovra anche quella di matrice etnica, sempre più diffusa, anche in conseguenza di consistenti flussi migratori dall’Europa orientale e dal altri continenti», si legge in una delle 296 pagine del rapporto presentato dal ministero dell’Interno, Angelino Alfano, e realizzato sulla base dei fatti-reato estrapolati dallo Sdi, sistema di indagine. Lo studio parte dall’analisi dei macrofenomeni criminali, analizzando il radicamento delle diverse mafie nei territori di tutto il Paese. Eccolo nel dettaglio.«Nel Lazio – si legge nel rapporto – gli eventi di valenza giudiziaria e i fatti delittuosi verificatisi nel semestre, analizzati nel loro sviluppo, confermano il perdurante attivismo sul territorio regionale di gruppi e soggetti riferibili anche a Cosa nostra dediti ad attività di infiltrazione dell’economia legale, attraverso ilo reimpiego di denaro illecitamente acquisito». Per quanto riguarda Roma e in particolare il litorale, «risulta attiva la presenza di un’associazione criminale legata alla famiglia Cuntrera-Caruana di Cosa Nostra agrigentina, che d’intesa ad una associazione di tipo mafioso autoctona aveva sottoposto ad estorsione i gestori delle attività commerciali e turistiche del posto attraverso ogni forma di violenza anche fisica». Nel basso Lazio, prosegue la relazione, «permangono segnali di infiltrazioni delle organizzazioni mafiose siciliane all’interno del Mof di Fondi, in provincia di Latina, con la presenza di referenti locali legati alle famiglie gelesi e catanesi.

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