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Vittima dell’usura: la causa finisce in prescrizione

Vittima dell’usura: la causa finisce in prescrizione

IL CASO. Dopo oltre dieci anni di calvario, una giovane tarquiniese, senza più lavoro nè denaro, chiede giustizia Ora rischia di perdere anche la casa della madre: l’udienza per sospendere l’asta ritenuta «illegittima» è stata fissata dopo la data dell'esecuzione stessa

TARQUINIA – «Fermate quell’asta perché è illegittima». Ultimo grido di aiuto da parte di una tarquiniese che chiede giustizia per una vicenda che la vede vittima di usura e a suo dire di «tante altre ingiustizie seguite a catena» che oggi l’hanno portata a non avere più né lavoro né denaro, col rischio ultimo di perdere la casa della madre, unico bene in possesso della sua famiglia. 
Tutto inizia nel 1998, quando la giovane tarquiniese rileva un negozio, pagandolo in parte con soldi ottenuti mediante un mutuo e in parte con delle cambiali, firmate con l’accordo di poterle rinnovare. «Nell’agosto 2001 – racconta la donna – ho pagato quella che doveva essere l’ultima cambiale, anche se chiedevo spesso al mio commercialista di allora come mai queste cambiali non finissero e lui mi diceva che erano gli interessi. A settembre 2001 sono arrivate altre cambiali, a mio giudizio ingiustificate, e per le quali ho subito fatto denuncia al tribunale di Civitavecchia per richiederne il sequestro, che però non ho ottenuto. Con l’avvocato che mi seguiva allora, abbiamo fatto tutti i conteggi e la cifra corrisposta è risultata troppo alta rispetto alla cifra pattuita. Abbiamo fatto subito la denuncia al tribunale di Civitavecchia, presentando tutte le prove dei pagamenti, assegni e cambiali».
Si apre un caso giudiziario, sul fronte civile e su quello penale, che vede contrapposti la donna e il proprietario dell’attività, presunto usuraio. «In sede penale, la prima udienza si ottenne solo nel 2009, dopo ben otto anni dalla denuncia. Si avviò un processo per usura  e venne accettata la richiesta di risarcimento danni morali. Peccato però – commenta la donna – che mentre aspettavo fiduciosa di poter riprendere i soldi che mi spettavano per ripianare la mia situazione fortemente debitoria a causa degli eccesivi pagamenti cui ero stata costretta a far fronte, la causa è andata in prescrizione per decorrenza dei termini, con l’imputato non più punibile». Si parla di applicazione di un tasso di interesse annuale pari al 24,20%, equivalente all’1,8% mensile. «Nel 2002, vedendo che il corso della giustizia andava per le lunghe e io mi indebitavo sempre di più, parlai con il direttore della banca, spiegando il mio problema e lui mi propose di far prendere un mutuo a mia madre. Da lì la situazione è degenerata. La cifra del mutuo venne accreditata sul conto corrente di mia madre, ma il direttore non ci fece prendere quei soldi ma  li utilizzò per ripianare la mia situazione debitoria. Ancora oggi, avendo promosso una causa contro la banca, non sappiamo come è stata ripartita la cifra». «Solo oggi – afferma la donna – scopro, rivolgendomi all’avvocato Anna Maria Guerri, e facendo fare tutte le perizie da professionisti, che quel mutuo non è legale perché la cifra da pagare mensilmente risultava pari alla pensione che mia madre percepiva. Finché ho avuto l’attività l’ho pagato io, poi purtroppo, per tutti questi avvenimenti, ho dovuto chiudere il negozio e, non trovando lavoro, non sono più riuscita a pagare le rate». 
Qui inizia un nuovo calvario. Nel 2009, con la causa in prescrizione e i soldi pagati «ingiustamente» ormai persi, la donna si rivolge all’avvocato Anna Maria Guerri, mostrando tutta la documentazione. «Il legale mi ha confermato che non c’era stato niente di giusto in tutta questa storia – racconta la tarquiniese – Abbiamo iniziato la nostra guerra ma finora con nessuna battaglia vinta. Se le leggi fossero state applicate ora non saremmo a questo punto. Abbiamo fatto ricorso alla  Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare la lungaggine del processo, ma la risposta è stata deludente: ‘‘non ci sono i presupposti’’. Come se fosse normale tenere una denuncia per usura per otto anni ferma su una scrivania». 
Intanto però, a garanzia del mutuo e di alcuni prestiti concessi alla donna per far fronte alle spese dell’attività, c’è proprio la casa della madre della giovane e su questa si concentrano le banche. Così, nel giro di due anni la casa viene pignorata e messa all’asta. «Ciò – spiega però la tarquiniese – nonostante il mio avvocato abbia presentato le relazioni dell’Adusbef per dimostrare che tutti i debiti delle banche sono illegali. È stato chiesto un provvedimento di sospensione dell’asta, documentando l’illegalità del mutuo ma il giudice non ha sospeso l’asta. Nel corso delle aste abbiamo continuato a presentare ricorsi documentati ma il giudice ha sempre dato esito negativo alle nostre risposte e le aste fortunatamente sono sempre andate deserte. Ho scritto al presidente del tribunale  non so quante volte, chiedendo di far luce su questa vicenda ma nessuna risposta». 
Poi ancora un’ultima tegola. «L’ultima grossa ingiustizia – racconta la donna – è stata quando abbiamo presentato un’opposizione ulteriore, per eccepire che il prezzo d’asta è troppo basso rispetto al valore periziato dal Ctu. In proposito, abbiamo presentato le prove dell’atto di compravendita dell’appartamento situato al piano di sopra e del prezzo di vendita dell’appartamento al piano di sotto a quello di mia madre. Cifre ben diverse da quelle risultanti dalla perizia. Per questo abbiamo chiesto la sospensione dell’esecuzione, come prevede la legge. Ma non ci è stata concessa. Addirittura ci è stato detto che questo è il valore di mercato attuale, nonostante la documentazione prodotta». 
Dulcis in fundo: «Abbiamo fatto reclamo al collegio – riferisce la donna – ma l’udienza è stata fissata per il 22 ottobre, data successiva all’asta, fissata invece per il 23 settembre. Abbiamo fatto un’istanza di anticipazione dell’udienza ma anche questa è stata rigettata». «Ora io dico – dice la donna disperata – dov’è la giustizia? Aspetto decine di anni per essere tutelata e mandano in prescrizione cose accertate, mentre su avvenimenti promossi dalle banche, documentati che non c’è la legalità, la giustizia va avanti in tempi brevissimi, mandando così all’asta un’immobile, nonostante tutte le anomalie che si porta dietro la vicenda. Vorrei farmi promotrice di tutte le vittime della giustizia italiana, affinché esponessero i torti subiti. Non è più tollerabile l’agire di chi dovrebbe garantire giustizia». «Chiedo quindi – conclude la donna – l’anticipazione dell’udienza. Chiedo semplicemente che venga applicata la legge, che dice che non può essere deprezzato il valore di un immobile. Chiedo che venga sospesa l’asta, già andata deserta per diverse volte. Faccio di nuovo appello al presidente del tribunale di Civitavecchia affinché riveda il caso e prenda i dovuti provvedimenti. Almeno questa volta».

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