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Agraria, il centrodestra serra i ranghi

Agraria, il centrodestra serra i ranghi

Ultime trattative in vista della presentazione delle liste per il rinnovo delle cariche. Le diverse anime della coalizione verso l’accordo: «Uniti si vince»

TARQUINIA – Stringono i tempi in vista della presentazione delle liste per le elezioni all’Università Agraria di Tarquinia. Si vota il 25 ottobre, e a dieci giorni dallo scadere dei termini, gli schieramenti lavorano di gran lena per compilare gli elenchi dei nominativi a supporto dei candidati presidenti. Gran lavoro in seno al centrodestra che sulla carta avrebbe i numeri per vincere. In queste ore, si intensifica infatti il dialogo tra le varie anime componenti la coalizione per elaborare un progetto condiviso che possa abbracciare un largo consenso. Matura infatti sempre di più, in seno al centrodestra, la consapevolezza di avere forti opportunità di conquistare il palazzo di via Garibaldi, sfruttando l’onda lunga del marcato malcontento maturato in questi anni nei confronti della gestione amministrativa comunale del centrosinistra, peraltro reduce, in questi ultimi tempi, della perdita di diversi pezzi per una politica sempre meno condivisa anche all’interno dei partiti, vedi il Pd e i Moderati. Ma è anche chiaro al centrodestra che l’opportunità di vittoria è racchiusa dietro un unico imperativo «correre uniti». Numeri alla mano, è infatti ampiamente dimostrato che a Tarquinia il centrodestra ha certificato di avere una netta superiorità, sempre penalizzata però in passato dalle continue divisioni interne. I membri della coalizione serrano quindi i ranghi, nella consapevolezza che, se manca anche solo una delle anime che compongono la coalizione, il rischio è quello di «regalare anche questa volta una vittoria al centrosinistra, che invece è frammentato e bersaglio oltretutto di malcontento tra la cittadinanza». Dall’autostrada tirrenica, all’ospedale, solo per dire quelle più eclatanti, il centrosinistra negli ultimi tempi ha, in effetti, raccolto forti contestazioni da parte della città e sembra essere destinato a raccoglierne ancora. Da giorni si parla addirittura di problemi relativi alla gestione della piscina comunale, con costi eccessivi, oltre che di presunti problemi tecnici, tanto che i bene informati annunciano «il problema sarà un’altra bomba pronta ad esplodere sulla città». Lontani quindi dal voler avviare ‘‘una corsa a vuoto’’ (perché in caso di divisione sarebbe tale per tutti), fonti interne al centrodestra assicurano che «stiamo lavorando per raggiungere quella compattezza necessaria a mettere in seria difficoltà il centrosinistra». Ciò, anche in considerazione del fatto che una buona parte della frangia di sinistra avrà forti difficoltà a votare un candidato presidente quale Alberto Blasi, peraltro dipendente Enel: la società bersaglio di tante battaglie di ambientalisti e liste civiche. Volti nuovi e giovani ma anche uomini politici di esperienza e conoscenza, sarebbe quindi la formula giusta per un centrodestra che punta alla vittoria e le varie anime impegnate nelle trattative, in queste ore lo sanno bene. «Tutti, escluso nessuno» è il’imperativo che circola in queste ore tra i ‘‘tavoli di lavoro’’. Ad oggi, comunque, gli scenari restano fermi alla candidatura, per il centrosinistra, di Alberto Blasi, imposta con una forzatura del sindaco Mauro Mazzola e con una votazione interna al Pd, uscito spaccato dalla scelta tra lo stesso Blasi e Daniele Ricci, con quest’ultimo che (non è stato ancora chiarito), forse non metterà a disposizione il proprio nome per la corsa a consigliere. Per il centrodestra, la candidatura che circola è quella del giovane Manuel Catini. Paradossalmente, la scelta su chi governerà l’Università Agraria di Tarquinia, si gioca, quindi, tutta all’interno dello schieramento oggi all’opposizione: correre compatti e vincere, oppure dividersi e consegnare una facile vittoria al centrosinistra. Bisognerà vedere, se almeno questa volta, il centrodestra sarà in grado di scegliere la carta giusta, mettendo da parte vecchi rancori e conflitti, che la storia recente, ma non solo, ha dimostrato di essere forieri solo di disastri politici e sconfitte. (a.r.)

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