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Ddl Riforme, appuntamento a martedì

La seduta dell’Aula del Senato sul ddl Boschi per le riforme istituzionali riprenderà martedì. Bersani valuta su Fb l’ultimo tentativo di mediazione del Governo: «Leggo di disponibilità a discutere modifiche delle norme sul Senato. Sarebbe davvero una buona cosa. La questione di fondo è semplice: bisogna che in modo inequivocabile i cittadini-elettori decidano e questo può essere solo affermato dentro l’articolo 2».
«È su questo – si chiede l’ex segretario Pd – che si vuole ragionare seppur chirurgicamente? Ebbene, se è così lo si faccia con chiarezza e semplicità. Con la consapevolezza, cioè, che ambiguità, tatticismo, giochi di parole potrebbero solo aggravare una situazione già complicata».
Giovedì le riforme costituzionali hanno superato i primi voti dell’Aula del Senato, che ha respinto le pregiudiziali presentate dalle opposizioni, con la minoranza del Pd che ha votato assieme alla maggioranza. A segnare la giornata è stato il nuovo capitolo dello scontro che contrappone il premier Renzi al presidente del Senato Pietro Grasso. I primi due voti dell’aula hanno rigettato in blocco le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione e la richiesta di rinvio del disegno di legge in Commissione: 171 i ‘‘no’’ e 99 i sì, con uno spread di voti molto ampio, che ha spinto i senatori della maggioranza del Pd a dichiararsi ottimisti. Questa ampiezza di numeri è considerata un buon argomento per convincere almeno parte dei 28 dissidenti della minoranza Dem ad appoggiare il ddl Boschi: anche perché in aula verranno presentati alcuni emendamenti che recepiscono diverse richieste importanti non solo della minoranza del Pd, ma anche di Lega, Fi, M5s e Sel. «Una condivisione è possibile» ha detto Verducci dopo aver visto i bersaniani votare con la maggioranza.
Ma ad aggrovigliare i fili della giornata di ieri è stata la battuta riferita da un quotidiano e smentita in mattinata dal premier: quella secondo la quale Renzi, in caso di impasse, vorrebbe abrogare il Senato per farne un museo. Poche ore dopo la smentita, però, Renzi ha dato una risposta più sfumata a chi gli chiedeva se è vero che il Governo, di fronte a un’eventuale decisione di Grasso di far votare gli emendamenti all’articolo 2, presenterebbe un contro-emendamento che introduce il monocameralismo e abolisce il Senato: «Se il presidente del Senato riaprirà la questione dell’articolo 2 ascolteremo le motivazioni e decideremo di conseguenza», ha detto il premier. Nel pomeriggio Grasso ha replicato, ma scegliendo un registro diverso: «Coltivo la remota speranza – ha detto – che la politica possa far sua la capacità di fare del confronto leale e della comprensione reciproca la modalità principale della sua azione, piuttosto che far trapelare la prospettiva che si possa fare a meno delle Istituzioni relegandole in un museo». (Ansa)

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