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Giallo sulla telefonata al carabiniere di Ladispoli

Giallo sulla telefonata al carabiniere di Ladispoli

OMICIDIO VANNINI. Nuova versione oltre quella di Antonio Ciontoli. Quella sera risultano avvisati i militari di Civitavecchia

LADISPOLI – Ancora non si è giunti alla verità e un altro elemento tinge di giallo una vicenda che di questo colore ne ha già tanto.  Nuova versione sulla storia del comandante dei carabinieri della stazione di Ladispoli, diversa da quella fornita dal sottufficiale Antonio Contoli. L’uomo che si è auto accusato di aver fatto partire accidentalmente un colpo dalla sua pistola che ha ferito mortalmente Marco Vannini, fidanzato della figlia Martina, davanti al magistrato avrebbe rilasciato una dichiarazione che non risulterebbe confermata. Non ci sarebbe cioè stata alcuna telefonata all’indirizzo del maresciallo: almeno secondo quanto assicurano fonti certe. Il maresciallo in questione, peraltro, risulta tuttora in servizio nella caserma di via Livorno, seppure momentaneamente assente per malattia. Nessun trasferimento, dunque, e nessuna dubbia posizione su un paventato nesso tra quella telefonata e un fantomatico trasferimento di cui si è parlato nei giorni scorsi. Fonti sicure danno per assolutamente falsa tale notizia. Sarebbe impensabile, si dice in città, che qualcuno appartenente all’Arma potesse comportarsi come descritto. Il quadro si complica, se mai ce ne fosse stato bisogno, e ora gli inquirenti dovranno fare chiarezza tra la versione fornita da Antonio Ciontoli in sede di interrogatorio e l’eventuale parte opposta. Per stabilire la verità, in questo caso, potrebbe essere d’aiuto l’analisi dei tabulati telefonici. Durante l’interrogatorio Ciontoli avrebbe sostenuto di aver fatto una telefonata alla caserma dei carabinieri per parlare con il comandante. Ci si domanda di che cosa? Del tragico episodio avvenuto? Se così fosse stato non avrebbero avuto l’obbligo, dalla caserma, di avvertire la magistratura? A quanto si apprende furono invece avvisati i militari di Civitavecchia, gli unici ad avere titolo per agire. Ad analizzare cosa accaduto quella sera è stata anche la trasmissione Quarto Grado che, nella puntata andata in onda venerdì, ha riportato la ricostruzione di un balista: «Per premere il grilletto della pistola – ha detto – c’è bisogno di almeno 2 chili di forza». L’esperto ha anche aggiunto che solo un’azione volontaria poteva scatenare una forza sufficiente. In merito alla presenza di particelle di polvere da sparo, nelle narici di Ciontoli, di Martina e in grossa quantità (48 particelle) nei vestiti di Federico, l’esperto ha spiegato: «L’inalazione delle particelle avviene entro i 10 secondi successivi ad uno sparo».

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