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OMICIDIO VANNINI Una chiamata al maresciallo poi trasferito in altra sede

OMICIDIO VANNINI Una chiamata al maresciallo  poi trasferito in altra sede

OMICIDIO VANNINI Una chiamata al maresciallo  poi trasferito in altra sede

LADISPOLI – Ancora è con il fiato sospeso la famiglia Vannini dopo la morte del giovane Marco ucciso da un colpo di pistola lo scorso 17 maggio in circostanze ancora da chiarire.
Nessuna certezza al momento, ma molte ipotesi e analisi che in questi ultimi giorni stanno piano piano emergendo.
Prima tra tutte la prova della presenza di polvere da sparo addosso ad Antonio, Federico e Martina Ciontoli, sebbene presente in quantità maggiore sul padre e sul figlio.
Da chiarire anche cosa è accaduto quella fatidica sera al Pit di Ladispoli e Cerveteri. Antonio Ciontoli ha veramente chiesto al medico di omettere il colpo d’arma da fuoco? Secondo l’avvocato Miroli, legale della difesa: «Ciontoli ha solamente chiesto la massima riservatezza sull’accaduto, ma non ha assolutamente chiesto al medico di non dichiarare che che si trattava di una ferita d’arma da fuoco».
Dal verbale dell’interrogatorio emerge anche che Ciontoli avrebbe chiamato il comandante della stazione di Ladispoli, in quel momento il comandante Izzo, trasferito poi a luglio in altra sede.
Anche su questa coincidenza il legale Miroli non si esprime, dichiarando di non voler «entrare nel merito della vicenda del trasferimento che esula dai fatti che coinvolgono il mio assistito».
Forse ci vorrà ancora del tempo per poter finalmente vedere ciò che la famiglia Vannini chiede da tempo a gran voce: «giustizia e verità per Marco».
Ad oggi, non tutte le perizie sono state depositate, tra cui l’atteso stub alle mani, la perizia balistica e l’esame autoptico sul corpo del giovane.

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