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«Omicidio Vannini, significativo ritardo nell’attivazione dei soccorsi»

«Omicidio Vannini, significativo ritardo nell’attivazione dei soccorsi»

Sulla morte di Marco, la Procura di Civitavecchia allarga l’accusa di concorso in omicidio volontario a tutti i cinque presenti nella villetta di via De Gasperi a Ladispoli. Depositata la perizia autoptica  

LADISPOLI – Si attendeva da giorni una svolta nel caso dell’omicidio di Marco Vannini, ed è arrivata: tutti e cinque le persone presenti quella fatidica sera sono indagati per concorso in omicidio volontario. Ad  uccidere il ragazzo, un colpo di pistola partito dall’arma (una calibro 9) del sottufficiale della Marina Antonio Ciontoli, fino a ieri unico indagato. Ora il pubblico ministero Alessandra D’Amore ha allargato l’accusa di omicidio volontario a tutti i presenti quella sera del 17 maggio nella villetta di via De Gasperi a Ladispoli. Oltre ad Antonio Contoli, anche i figli Federico e Martina, la moglie, e Viola, fidanzata di Federico, dovranno rispondere della sua morte. Grande soddisfazione da parte dei genitori di Marco Vannini. «Nessuno potrà portarmi indietro Marco – dichiara Marina, la mamma del giovane – e di certo mi porterò sempre dentro questo dolore, ma questa notizia ci ha portato a farci credere nella giustizia». «Da mesi – dichiara lo zio Roberto – attendevamo i risultati dell’esame autoptico. E credo che sia stato consegnato in queste ore. Il pm ha quindi deciso di allargare l’accusa a tutti e cinque le persone presenti quella sera. Il colpo è partito da una pistola, ma il silenzio di quelle persone ha ucciso Marco. Noi continuiamo a credere che Marco si sarebbe potuto salvare, e questo ci fa sperare che verrà fatta giustizia e che si dimostrerà proprio quello che noi sosteniamo». La perizia è stata consegnata dal medico legale, Luigi Cipolloni, nella giornata di venerdì. Non si conosce il contenuto dell’esame autoptico, ma il dottore afferma che «se sono tutti e cinque indagati di certo non è solo per i risultati dell’autopsia. Ma come medico legale posso affermare che c’è stato un significativo ritardo nell’attivazione dei soccorsi». Ed era proprio l’autopsia uno degli esami mancanti che tutti aspettavano da tempo. Nei giorni scorsi erano già stati depositati gli esami stub. Punto di partenza dell’esame stub sono stati proprio gli indumenti di Marco, a partire dalla maglietta, dove sono risultate presenti otto particelle di polvere da sparo, e le scarpe del ragazzo, che furono ritrovate poi in camera di Martina: tre particelle sulla scarpa destra e cinque sulla scarpa sinistra. Lo stub aveva poi rilevato il numero di particelle sugli indumenti di Antonio Ciontoli e suo figlio Federico. Su Antonio sono state trovate in totale 42 particelle di polvere da sparo, mentre su Federico 87 (18 sulla maglietta anteriore, 29 sulla maglietta posteriore, 24 sul pantalone anteriore e 16 sul pantalone posteriore). Anche per quanto riguarda le particelle presenti sulle mani erano state trovate in quantità maggiore su mani e avambracci di Federico (3) rispetto a quelle di Antonio Ciontoli (1). Il giallo, in ogni caso, è ancora tutto da chiarire. Nei giorni scorsi si è parlato di una testimonianza di una vicina che avrebbe sentito una discussione in casa Ciontoli e poi lo sparo. Da chiarire ancora se si tratta di una testimonianza attendibile. Manca ancora una risposta relativa ai soccorsi chiamati e poi annullati.  Ciontoli raccontò ai sanitari che Marco era caduto nella vasca ferendosi con un pettine, omettendo la vera natura dell’incidente. Ritardi su ritardi che hanno portato Marco al Pit di Ladipsoli e Cerveteri due ore dopo l’espolosione del colpo. Due lunghe ore in cui il ragazzo è sopravvissuto, urlando dal dolore e forse chiedendo aiuto. Due ore che forse, come aveva affermato il consulente della famiglia Vannini, sarebbero state fatali per la salvezza di Marco. Antonio Ciontoli, come si ricorderà, si auto accusò della morte di Marco Vannini, parlando di «fatto accidentale». Ricostruendo la dinamica dei fatti, però, la versione di Ciontoli è apparsa carente su alcuni punti. Su questo si è già espresso nelle scorse settimane l’avvocato dei Ciontoli, Andrea Miroli, che ha parlato di un tassello che spiegherebbe tutto. 

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