Pubblicato il

Scuolabus: dieci giorni di tempo per trovare una soluzione

Scuolabus: dieci giorni di tempo per trovare una soluzione

Stamattina studenti e genitori sono rimasti fuori dei cancelli dell’IIS di Tarquinia per chiedere un mezzo adatto ai 16enni esclusi dal servizio. Incontro con l’assessore Sandro Celli: «Stiamo lavorando su due possibili alternative»

TARQUINIA – Non ci sarà lo sciopero della fame. Almeno per ora. Almeno per i prossimi dieci giorni. E i ragazzi, per quello che potranno, cercheranno di arrivare in classe, con qualcuno, però, già costretto a rinunciare. Tempo massimo, il 9 ottobre, che l’amministrazione comunale si è voluta prendere per portare a termine tutte le verifiche che potrebbero portare ad una soluzione adeguata, circa il problema scuolabus, negato, sin dall’inizio dell’anno scolastico, agli studenti che hanno compiuto il sedicesimo anno di età.

Stamattina, come promesso, studenti e genitori si sono fermati fuori dei cancelli dell’IIS, rifiutando l’ingresso in classe in assenza di risposte al problema che sta creando forti disagi a molte famiglie residenti nelle zone più lontane. Agguerrite le mamme presenti in strada: «Dal 1992 che c’è questa legge e oggi ci vengono a dire che i nostri ragazzi non possono più salire sullo scuolabus. Qualcuno ha presentato degli esposti ed ora i nostri figli non hanno più a disposizione un mezzo su cui viaggiare».

«Da maggio che sono stati presentati questi esposti – spiega una mamma – in tre mesi l’amministrazione comunale non è riuscita a tirare fuori una soluzione. Noi siamo andati anche dalla ditta Eusepi, abbiamo firmato per la richiesta di una navetta, l’abbiamo protocollata in Comune, ma ancora non abbiamo risposte».

Ad esprimere solidarietà ai ragazzi e alle famiglie, la preside dell’istituto IIS Laura Piroli che, come hanno spiegato le mamme, ha sempre sposato la causa dei manifestanti, con lettere e telefonate al Comune per sollecitare risposte.  

Proprio la dirigente scolastica, stamattina, è uscita dall’istituto nel tentativo di persuadere i ragazzi ad entrare in classe, ma la protesta è andata avanti fino all’arrivo, intorno alle 10, dell’assessore Sandro Celli che, dopo un colloquio con la preside, ha parlato a lungo con i manifestanti accolti nella sala computer.

L’incontro, monitorato anche dagli agenti della Polizia del Commissariato di Tarquinia, si è protratto per diverso tempo, prima di sciogliersi con la promessa di un nuovo confronto fissato per il prossimo 9 ottobre, data in cui l’amministrazione comunale dovrà mettere sul tavolo una soluzione percorribile.

«Stiamo lavorando lungo due direzioni – ha spiegato Celli al termine della riunione – trovare un mezzo aggiuntivo dedicato per tale scopo, valutandone anche bene i costi che potrebbero essere  sostanziosi; oppure recuperare chilometraggio dal trasporto urbano in modo da coprire gratuitamente le esigenze di questi cittadini».

L’assessore non ha mancato di rimproverare i manifestanti, circa il metodo adottato: «Perché non sono venuti da me subito ed hanno preferito la protesta?»

Esclusa invece la possibilità di omologare i sedili all’interno dello stesso scuolabus, come paventato dalle famiglie.

Soddisfatti a metà i genitori: alcuni attendono fiduciosi una soluzione, disponibili anche a pagare di tasca propria un eventuale ticket; altri invece credono che il rinvio sia solo un modo per allungare i tempi in assenza di soluzioni.  

A dare man forte, stamattina, agli studenti, c’era anche il consigliere di minoranza Pietro Serafini che non ha mancato di impegnarsi, con gli strumenti a sua disposizione, per spingere l’amministrazione a trovare una rapida soluzione. (a.r.)

ULTIME NEWS