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Marino ignora il pressing: «La mia giunta va avanti»

ROMA-«La mia è una giunta che lavora e che guarda avanti». Il sindaco dimissionario Ignazio Marino, a soli sei giorni dalla fine (teorica) del suo mandato, continua a pensare al futuro della città, ignorando il pressing del suo stesso partito, il Pd. «Roma ha patito corruzione e criminalità, noi abbiamo mostrato discontinuità – ha aggiunto nel corso dell’inaugurazione di un viadotto in periferia a Roma – questo ponte è stato realizzato in pochi mesi come lavori in Via Marsala». «Domani e dopodomani inaugureremo altri cantieri, Roma deve andare avanti», ha detto ancora il sindaco che però non ha voluto rispondere sulle sue mosse future. Il primo cittadino, come annunciato dal Campidoglio, si è recato con l’assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Pucci, all’inagurazione del collegamento viario Fidene-Villa Spada. 
In mattinata si era fermato invece a lavorare a Palazzo Senatorio, come ogni giorno da quando ha firmato la sua lettera di dimissioni che diventeranno effettive il 2 novembre, salvo ripensamenti. Domenica pomeriggio, affacciato sulla piazza del Campidoglio riempita dalla folla dei suoi sostenitori, aveva infatti lasciato intendere di voler tornare indietro sulla sua decisione arrivata dopo il caso degli scontrini sospetti per le spese di rappresentanza su cui indaga la Procura di Roma.
 «Mi chiedete di ripensarci? – aveva detto Marino – Non vi deluderò». Un’ipotesi che apre la strada a diversi scenari visto che da tempo il Nazareno e i consiglieri Pd considerano chiusa l’esperienza Marino. Se il sindaco dovesse rivedere la sua scelta, si potrebbe arrivare a una mozione di sfiducia – che il Partito democratico dovrebbe però firmare assieme alle opposizioni – o alle dimissoni in blocco di 25 consiglieri (19 sono quelli del Pd, altri 6 andrebbero comunque pescati tra le altre forze politiche, dal M5s a Fratelli d’Italia).

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