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«Il centrosinistra vuole un consigliere che non gli spetta»

«Il centrosinistra vuole un consigliere che non gli spetta»

UNIVERSITA’ AGRARIA TARQUINIA. Guerra sulla suddivisione dei seggi dopo l’errore emerso nella stesura del nuovo statuto. Per l’ufficio centrale è 10 a 6. Ma Catini & Co: «È giusto 9 e 7. Non rispettano nemmeno le regole scritte da loro»

TARQUINIA – Un sopruso, un vero e proprio atto antidemocratico. Sarebbe questo, per il centrodestra, quanto sta accadendo a Tarquinia nell’ambito della suddivisione dei seggi elettorali per la composizione del nuovo consiglio dell’Università Agraria. 
«La nuova amministrazione del centrosinistra – tuonano Catini & Co – non si è ancora insediata all’Università Agraria e già inizia a creare problemi con le interpretazioni, facendo scientemente finta di non capire quello che il consiglio di amministrazione uscente ha scritto sul nuovo statuto».

Il documento dell’ente di via Garbiladi, redatto dall’uscente amministrazione Antonelli, parla chiaro nell’articolo 10, che  recita testualmente:

‘‘Comma 33: alla lista o alle liste collegate al Presidente che avranno conseguito il maggior numero di voti validi verranno assegnati nove seggi. Gli altri seggi verranno assegnati con criterio proporzionale alle altre liste che seguono in termini di numero di voti validi conseguiti.
Comma 34: Qualora una lista abbia conseguito il 50% più uno dei voti validi, alla lista medesima verranno assegnati dieci seggi, mentre gli altri seggi verranno assegnati con criterio proporzionale alle altre liste che seguono in termini di numero di voti validi conseguiti’’.

Ora la questione appare chiara a tutti, tranne che ai vincitori di questa tornata elettorale che a quanto pare non sono disposti a cedere un consigliere all’opposizione. L’ufficio centrale elettorale presieduto da Daniele Scalet ha infatti ritenuto di attribuire il decimo seggio alla coalizione di centrosinistra. Ma leggendo con attenzione il comma 34 si evince chiaramente che ciò non è attuabile in quanto si parla di lista, e non di coalizione, che ‘‘abbia conseguito il 50% più uno dei voti validi’’, peraltro circostanza non ravvisabile in questa tornata elettorale. Catini e la sua squadra alla luce di quanto scritto nello statuto, rivendicano pertanto l’attribuzione di un consigliere in più: non più quindi 10 alla maggioranza e 6 all’opposizione, come detto fino ad oggi, ma 9 alla maggioranza e 7 all’opposizione. Ma il centrosinistra non ci sta.

«L’Ufficio Centrale ha pensato di stravolgere lo Statuto – spiega Manuel Catini –  ritenendo che il premio di maggioranza spettasse alla coalizione che ha conseguito il 50% più uno dei voti validi ed assegnando così un seggio in più alla lista ‘‘Moderati Riformisti”, sottraendolo alla lista ‘‘Rinnova con Catini’’ Una decisione semplicemente comica, che non rispetta le regole scritte ed approvate dallo stesso centrosinistra poco prima della fine dell’amministrazione Antonelli». 

«Ancora una volta – tuona Catini – questi signori ci dimostrano di non avere alcun rispetto per le regole e per i cittadini, proprio come al momento della presentazione delle candidature lo scorso 22 settembre, quando le liste ‘‘Polo Civico Sinistra’’ ed ‘‘Impegno Sociale’’ sono state consegnate ed accettate nonostante fossero palesemente da respingere». 

«Siamo stanchi di questi metodi sovietici – aggiunge Stefano Zacchini, primo dei non eletti nella lista Rinnova – di questa arroganza che li fa essere convinti di poter stravolgere tutto in loro favore, senza alcun rispetto per quella democrazia alla quale si richiama il loro partito, a quanto pare soltanto nel nome». 

«Ancora una volta – annunciano Catini & Co – siamo costretti a doverci appellare alla legge per tutelare un nostro sacrosanto diritto e se questo è il loro modo di iniziare un percorso amministrativo vorrà dire che si troveranno davanti un’opposizione pronta a fare le barricate per garantire il rispetto di tutti i cittadini». 
«Inaccettabile – concludono gli esponenti delle tre liste Rinnova con Catini, Idea e Sviluppo e Catini Presidente – dover ricorrere a tanto per uno sbaglio fatto dall’ufficio centrale che ci risponde testualmente: ‘’fate ricorso’’! Dobbiamo impegnare i nostri soldi per sbagli altrui mentre la difesa verrà finanziata con i soldi dell’Ente e quindi dei cittadini».

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