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Il maxiprocesso di Mafia Capitale

ROMA-Si è aperta davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale la ‘madre di tutti i processi’, quella di ‘Mafia Capitale’, l’associazione di stampo mafioso che ha operato a Roma e nel Lazio fino allo scorso anno corrompendo pubblici funzionari, amministratori di società ed esponenti politici, puntando ad alterare e ad aggiudicarsi appalti per centinaia di milioni di euro. Il tutto attraverso la forza di intimidazione che derivava dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e di omertà, e, secondo l’accusa, sotto la guida di Massimo Carminati, soprannominato ‘er Cecato’ perché guercio, che negli anni ‘70 fu tra i protagonisti dell’eversione nera. Lui però è il grande assente: in aula infatti, non non ci saranno, per motivi di sicurezza, i vertici dell’organizzazione, oltre a lui anche Salvatore Buzzi e Riccardo Brugia. La complessa inchiesta è stata condotta dalla Procura che dal 2012 è guidata da Giuseppe Pignatone e il dibattimento si annuncia lungo e complesso come indicano i numeri: 46 imputati, in buona parte detenuti (tra carcere e arresti domiciliari), centinaia di testimoni da convocare, migliaia le intercettazioni di cui sarà chiesta la trascrizione, 3-4 udienze a settimana già calendarizzate almeno fino al prossimo luglio e da celebrarsi, dopo quella di oggi a piazzale Clodio, sempre nell’aula bunker di Rebibbia (attrezzata per le videoconferenze), ben distante dalla cittadella giudiziaria. L’attenzione mediatica è altissima: più di 100 i giornalisti accreditati, tra carta stampata, agenzie e testate on line, una ventina i corrispondenti di giornali stranieri, 33 le tv e almeno 15 i fotoreporter.Due i decreti di giudizio immediato (relativi agli arresti del dicembre 2014 e del giugno 2015) che il collegio guidato dal presidente Rosanna Ianniello deve riunire. Ma le difese, che non hanno affatto digerito il programma di lavoro stabilito dal tribunale, sono pronte a dare battaglia sollevando eccezioni di ogni tipo. Intanto, dietro la minaccia di quattro giorni di astensione dalle udienze (ridotta alla sola giornata del 9 novembre), i difensori hanno almeno ottenuto la presenza nelle celle dell’aula di tutti i detenuti.I protagonisti. Solo tre devono rassegnarsi a seguire il dibattimento a distanza, per l’intera sua durata, e si tratta di figure chiave del procedimento: l’ex esponente del gruppo armato di estrema destra dei Nar, Massimo Carminati, rinchiuso nel carcere di Parma e il solo a essere sottoposto al regime del 41 bis, considerato vertice assoluto dell’organizzazione criminale. E’ lui, secondo la Procura, che coordina le attività ed individua i settori nei quali «investire». Intrattiene rapporti con le altre organizzazioni criminali sul territorio, ma anche con il mondo politico e istituzionale di Comune e Regione. E’ accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. «Stavolta – dice il suo legale Giosuè Naso – parlerà, è intenzionato a difendersi in modo diverso dal solito perché vuole chiarire un sacco di cose e lo farà».Salvatore Buzzi, il presidente della cooperativa ‘29 giugno’ indicato come grande manovratore del sistema corruttivo, detenuto a Tolmezzo. Individuava le «mucche da mungere» e oliava i rapporti politici ed istituzionali con mazzette e tangenti. Anche per lui l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ieri mattina il suo legale presenterà una nuova richiesta di patteggiamento che probabilmente, come in passato, non verrà accolta.

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