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In crisi chi non si modernizza

In crisi chi non si modernizza

Secondo un rapporto Adepp-Censis il mondo professionale va a due velocità. Differenza tra chi opera a livello locale e chi valica i confini

Roma – Un ‘mondo’ a due velocità, tra chi opera solo a livello locale e soffre di più la crisi e chi invece ‘valica’ i confini del proprio territorio e aumenta il fatturato. E’ quello delle professioni secondo il Rapporto realizzato da Adepp e Censis, presentato a Roma. Secondo il rapporto, quello dei professionisti, infatti, è «un universo in fermento, che ha intrapreso vitali percorsi di innovazione e riposizionamento sul mercato, anche se questi non appaiono diffusi quanto le odierne condizioni di mercato richiederebbero».
«Al momento – sottolinea – la sfida per modernizzarsi sembra essere stata raccolta da un universo ancora fin troppo circoscritto. Eppure, è proprio quest’ultimo a mostrare una marcia in più non soltanto nell’approccio alla professione e al mercato, ma a registrare anche interessanti riscontri di fatturato, nonostante il perdurare della crisi». 
Per la ricerca, infatti, «la forte propensione al lavoro individuale che tuttora contraddistingue le libere professioni, e dalla quale discende un assetto delle attività che si mantiene entro dimensioni piuttosto contenute, penalizza inevitabilmente la capacità di crescita dei professionisti, che restano confinati in un mercato per lo più locale e dai perimetri ben definiti». 
L’84,8% degli intervistati dichiara, infatti, di operare esclusivamente nel contesto cittadino o al massimo regionale, e solo il 15,2% si proietta stabilmente su un orizzonte più ampio, di tipo nazionale (12,6%) o internazionale (2,6%). Quello prettamente locale, tuttavia, è un bacino che ormai non appare più in grado di garantire una domanda di mercato soddisfacente, soprattutto in questa fase di recessione, in cui all’inevitabile calo delle commesse fa da contraltare un presidio sul mercato sempre più capillare da parte dei competitor. 
E’ al Sud che le attività professionali mostrano un radicamento più forte rispetto al territorio locale: ben il 90,9% dei liberi professionisti opera nel solo mercato locale. Scelte ben precise inerenti la qualità della vita, e probabilmente livelli di competizione più contenuti, sembrano consentire ai professionisti del Meridione di poter trovare il giusto appagamento economico, professionale e umano ‘battendo’ il solo mercato locale. 
Se per un verso da tale situazione discendono una perfetta conoscenza della locale domanda di servizi e una maggiore facilità nel tessere le relazioni, per altro verso quelle meridionali, in più casi rispetto al resto del Paese, si dimostrano esperienze non del tutto ‘compiute’, che probabilmente hanno rinunciato troppo presto a percorrere quelle vitali prospettive di crescita necessarie per innalzare la quantità e la qualità dei servizi offerti. 
Piuttosto limitata, seppure qualche timido segnale di ‘apertura’ emerga su questo versante, è la quota di professionisti che intrattiene qualche tipo di rapporto con l’estero (il 10,1%), anche se il più delle volte attraverso modalità non stabili (solo lo 0,3% ha una sede all’estero). La collocazione su di un mercato per lo più noto, che ha come riferimento principale i confini cittadini o locali, fa sì che anche le modalità di promozione si giochino su una logica molto tradizionale e informale. 
Soltanto il 30,3% degli intervistati ha, infatti, un sito web per il proprio studio professionale e appena il 13,2% lo utilizza anche per finalità promozionali. Su questo fronte, ben più consolidata è la prassi di affidarsi al passaparola per ampliare la clientela (61,2%), e ciò vale trasversalmente sia per i più anziani che per i giovani, che solitamente dimostrano di curare di più l’aspetto comunicativo e la relazione col mercato.
Vi è, poi, quasi un quarto dell’universo che non fa nulla nello specifico (24%), nonostante la grave contrazione del mercato e la forte competizione che nel frattempo si è sviluppata tra professionisti. Un dato di contesto, questo, che in qualche modo rende l’idea di quanto nuove e più strutturate logiche promozionali stentino ad affermarsi tra i professionisti, che faticano ad adottare modelli innovativi e più complessi per differenziarsi sul mercato. 
Appena il 6,6%, infatti, organizza eventi, seminari e incontri a scopo promozionale sulla base di mailing list e altre tecniche mirate, cui si aggiunge un 3,1% che acquista spazi pubblicitari su giornali e riviste di settore. Eppure, strategie più proattive nella selezione dei mercati e nel relazionarsi con essi, anche utilizzando la rete e logiche comunicative più dinamiche, dimostrano di poter fare davvero la differenza nell’attuale scenario, come avviene all’interno di quei segmenti professionali che appaiono oggi più recettivi verso queste dimensioni dell’innovazione.
Chi si cimenta in mercati prevalentemente nazionali o internazionali, infatti, ha affrontato la fase di crisi meglio di quanto abbiano fatto i professionisti che si muovono in un contesto prettamente locale: il 45,9% di questi ultimi ha visto diminuire il proprio fatturato negli ultimi due anni, per il 33,3% è rimasto stabile e soltanto per il 20,7% è cresciuto; di contro, per chi opera a livello nazionale il fatturato è cresciuto nel 28% dei casi, mentre per chi si confronta su dimensioni internazionali, a fronte del 26,3% che ha visto crescere il bilancio, si contrappone un 40,4% che ha rilevato un calo. 
Anche la sola presenza all’estero, senza che questa si configuri come il bacino di riferimento per l’attività professionale, si è dimostrata una strategia premiale per chi l’ha perseguita. Il fatto di intrattenere un qualche tipo di relazione con il mercato estero ha contribuito a far sì che per il 33,7% di questi professionisti il fatturato sia cresciuto negli ultimi due anni e per il 36,1% diminuito, mentre tra coloro che si mantengono a una certa distanza dagli sbocchi internazionali le cose sono andate decisamente peggio: a fronte di appena il 20,7% che ha visto crescere il fatturato, ben il 46,2% ha osservato una contrazione.

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