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L'affondo del Cardinal Vallini in una lettera

ROMA-Sono cinque le sfide che la Chiesa di Roma si sente di raccogliere con tutti i romani interessati al «bene comune»: vecchie e nuove povertà; l’accoglienza e l’integrazione; l’educazione; la comunicazione, formare pazientemente la classe dirigente di domani. E vuole farlo non per «accusare o condannare» ma piuttosto per «condividere gli affanni della nostra città». Questo il filo conduttore della «Lettera alla città» presentata nella basilica di San Giovanni in Laterano alle istituzioni, al mondo della università e della scuola, della società civile e dell’associazionismo nel giorno dell’avvio del maxi-processo di Mafia capitale. Insieme al cardinale vicario Agostino Vallini intervengono il direttore della Caritas diocesana monsignor Enrico Feroci, il giurista Francesco D’Agostino, i sociologi Luigi Frudà ed Elisa Manna. La Lettera è frutto del lavoro di un anno e mezzo del consiglio pastorale diocesano, composto dai vescovi, sacerdoti e laici della città. Scopo del documento è «contribuire a che la città possa essere stimolata e rinascere, avere una scossa». Il testo, che cita le parole di papa Francesco nei due Te Deum del suo pontificato, a fine anno 2013 e 2014, ricorda con le parole del Papa «le gravi vicende di corruzione», e la presenza dei «poveri» e dei rifugiati, che non può essere ignorata. «Non abbiamo smania di protagonismo o di visibilità politica» affermano gli estensori della Lettera, ma «Dobbiamo impegnarci in una nuova stagione di rinnovamento spirituale, di evangelizzazione, di responsabilità culturale e di impegno sociale».

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